KOMAH – Beetween Vice And Virtue

 
Gruppo: Komah
Titolo:  Beetween Vice And Virtue
Anno: 2012
Provenienza:  Belgio
Etichetta: Spinal Records
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TRACKLIST

  1. The Birth
  2. One After The Other
  3. Breaking Horns
  4. A Humbling Experience
  5. The King Of Raptors
  6. Last Way To Cerberus
  7. Beyond The Limits
  8. Destiny Written In Blood
  9. Hidden Sacrifice
  10. The Hunt
DURATA: 40:53
 

Premessa: per quanto gli ultimi lavori dei Machine Head siano esaltati dalla massa in genere, il sottoscritto li trova altamente pallosi, ne odia i ritornelli orecchiabili e quelle sviate melodiche adolescenziali, li reputo morti da una vita e mi auguro che un giorno riescano a convincermi del contrario. Chiusa premessa: possiamo iniziare a discutere dei Komah.

La band belga fondata nel 2009 dal chitarrista Luigi Chiarelli è una delle tante che propone il cosiddetto suono post-thrash odierno, con la formazione di Flynn a esserne la chiara ispirazione principale e purtroppo con la figura dei Trivium che si affaccia di tanto in tanto. Abbiamo quindi a che fare con un album, "Beetween Vice And Virtue", che formalmente se la cava bene spingendo, grooveggiando e com'era alquanto prevedibile concedendosi quelle aperture moderne e che favoriscono intrusioni di stampo melodico internamente ai brani; fortunatamente devo riconoscere una sostanziale assenza di melassa e sin qui nessun tipo di problema o remora particolare, l'ascolto fila liscio e scandito da una buonissima prestazione per ciò che concerne impatto e intensità. Con il passare degli ascolti però si incrociano schemi compositivi ormai triti e ritriti, ben assemblati, su questo c'è poco da dire, tuttavia sulla lunga distanza ciò che ne rimane è poco.

Andando per esclusione, esaltando i lati positivi di "Beetween Vice And Virtue" racchiusi nelle dinamiche percussive di brani come "The Birth" e "Beyond The Limits", nella collaborazione con due membri dei Pro-Pain (il fondatore Gary Meskil, cantante e bassista del gruppo statunitense e il chitarrista Adam Phillips, entrato a farne parte nel 2011) in "The King Of Raptors", che è davvero una bella padellata, e nell'ottima prova dietro al microfono del cantante Leny Andrieux, efficace sempre e comunque, il contorno è caratterizzato da un già sentito che si ripete e ripete.

Il lavoro chitarristico di Chiarelli è perfettamente dedito a creare riff nello stile, la solistica fa il suo senza strafare, in pratica il compito è svolto con pulizia; una nota lieta è la produzione decisamente adatta, ma il risultato come si usava dire durante il periodo da militare è un tutto a posto e niente in ordine che non ti cambia di una virgola la giornata.

Le doti in possesso dei Komah sono più che discrete, le armi devono però essere affinate per provare quantomeno a rivolgere lo sguardo al di fuori di un recinto compositivo divenuto oggigiorno sin troppo limitante. Ovviamente coloro che seguono con passione e interesse questa frangia della scena thrash non potranno che trovare piacevole un disco come "Beetween Vice And Virtue", se siete tra questi la proposta dei musicisti belgi vi sarà di lieta compagnia.

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