KONGH – Sole Creation

 
Gruppo: Kongh
Titolo:  Sole Creation
Anno: 2013
Provenienza:  Svezia
Etichetta: Agonia Records
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TRACKLIST

  1. Sole Creation
  2. Tamed Brute
  3. The Portals
  4. Skymning
DURATA: 45:24
 

I Kongh per il sottoscritto sono il simbolo della concretezza fatta doom, divenuti un duo dopo l'abbandono del bassista Johann Göransson, figura che agli attenti lettori di Aristocrazia non sarà sfuggita nelle fila dei connazionali Inferno (XII), i soli David Johansson (chitarra, voce e basso) e Tomas Salonen (batteria) hanno rilasciato il terzo album intitolato "Sole Creation" tramite l'etichetta polacca Agonia Records e ancora una volta il centro è stato colpito e frantumato.

I musicisti svedesi conoscono sin troppo bene il loro mestiere, difatti la propria forma canzone — pur non distaccandosi da una visione globale nota, nella quale convergono sfumature stoner/sludge, passaggi al limite con le cadenze death e anneriti, che rendono il sound ancor più maligno, e altri dissonanti per evocare vagamente tendenze post-icce — è un porto sicuro per chiunque ami il genere, vantando sia una qualità emotiva che espositiva ben al di sopra della media. In questo modo i quattro lunghi capitoli che compongono il disco danno vita a una prestazione in cui gli abissi profondi e oscuri creati dalla strumentazione incrociano la componente evocativa della sezione vocale, dove il disagio e la spiritualità convivono.

La voce di David è splendida nel suo diversificarsi in "Tamed Brute", è ammaliante nel ritornello di "The Portals", capace di conficcarsi come un chiodo nel cervello, il cantante in un paio di occasioni sembra addirittura un incrocio fra Ozzy Osbourne e Layne Staley, il connubio fra l'ugola classica dei Black Sabbath e quella dell'artista della scena di Seattle è percettibile all'orecchio e si rivela particolarmente interessante, inoltre Johansson non rinnega la sua natura estrema con la quale aumenta lo spessore del nero che avvolge le tracce affondando in growl.

Le chitarre formano una muraglia spessa e invalicabile, l'atmosfera è continuamente funesta e il dissestato e lamentoso umore della titletrack, con la corposa dinamicità incanalata nelle ritmiche fornite alla conclusiva "Skymning", si erge a riprova della consistenza e dell'equilibrio ormai acquisiti dai Kongh. Gli ingranaggi insomma ruotano alla perfezione e l'opera non ha bisogno di sotterfugi e sperimentazioni per conquistare, facendolo alla vecchia maniera e alla grande.

Quando la musica diventa incubo si può decidere di combatterlo oppure viverlo, di lasciarsi andare perdendovisi dentro o sperare in una via d'uscita, sono questi i bivi che incrocerete ascoltando "Sole Creation", volete quindi intraprendere questo impervio sentiero? Se la risposta fosse sì, dovreste comprare il disco e macinarlo per benino.

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