KOSMOGYR – Eviternity

Gruppo:Kosmogyr
Titolo:Eviternity
Anno:2018
Provenienza:Cina / Repubblica Ceca
Etichetta:Avantgarde Music / Flowing Downward
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TRACKLIST

  1. Sui Generis
  2. The Wane
  3. Quiescent
  4. Eviternity
  5. Frailty
  6. Refulgence
  7. Iridescent
  8. Vision
  9. Thalassic Lunacy
DURATA:52:17

Una delle cose più belle del mio lungo periodo a Shanghai è stata sicuramente la possibilità di scoprire band che difficilmente avrei potuto conoscere altrimenti. Tra i tantissimi concerti visti all’epoca, ricordo con particolare piacere quelli dei Death To Giants, improbabile duo composto da Ivan Belcic e Ming Nichols. Ammetto di avere un po’ perso le loro tracce musicali negli ultimi anni, ma sono stato molto contento di ritrovare il nome di Belcic nei Kosmogyr quando Bosj mi ha segnalato l’arrivo in redazione di “Eviternity”.

Il musicista di origine statunitense si è nel frattempo trasferito a Praga e sembra aver chiuso con il progetto precedente The Machinery Of Other Skeletons. Tuttavia, il suo amore per le cose complicate lo ha portato a collaborare con il chitarrista-bassista Xander Cheng, che invece è di base a Shanghai. Vi starete chiedendo: come ha fatto un progetto così strambo a essere pubblicato dalla Flowing Downward, sottoetichetta di Avantgarde Music? Semplice: è una mazzata incredibile.

“Eviternity” è un disco della madonna, in tutto. Già la copertina è un bellissimo lavoro di espressionismo astratto (opera di Larissa Belcic), che ci dà subito un’idea di ciò che ci aspetta. Sia in termini iconografici che musicali, i primi riferimenti che mi sono venuti in mente sono i Krallice (non a caso, già distribuiti in Europa proprio da Avantgarde Music) con il loro black metal spiazzante e pieno di cose.

L’Eviternità si apre con la strumentale “Sui Generis”, e da lì in poi veniamo risucchiati in un vortice di distruzione (“The Wane” e “Frailty” sono due ottimi esempi). Le atmosfere richiamano a tratti gli Alda, anche nel modo di coniugare sezioni strumentali, come l’affascinante “Refulgence”, con le distorsioni cosmiche della riuscitissima title-track. Ascoltando questo album, a più riprese mi sono ritrovato catapultato in una dimensione altra, uno stato di coscienza reale e concreto, ma allo stesso tempo più esteso nel cosmo, una sorta di settimo senso dei Cavalieri dello Zodiaco. Questa sensazione mi ha ricordato il cosiddetto transcendental black metal dei Liturgy, che in qualche modo Belcic e Cheng sono riusciti a fare proprio (non so quanto dichiaratamente) con grande competenza.

Oltre allo scream, c’è spazio anche per qualche incursione in growl dell’ottimo Belcic (“Vision), che si è occupato pure della programmazione delle parti di batteria, mentre Cheng ha suonato chitarre e basso. “Eviternity” è un signor disco che mette in evidenza tutti i punti di forza di un progetto che sicuramente si tiene in piedi in maniera difficile tra i continenti, ma che non ha dimenticato la propria rete di collaboratori in giro per il mondo (soprattutto in Cina). Proprio su questo versante, infatti, i due hanno dato anche vita a un curioso progetto di remix in chiave elettronica dell’album, con il supporto di nomi come Nahash e King Necro.

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