KRZTA - Żółć.Niszczenie.Zgliszcze | Aristocrazia Webzine

KRZTA – Żółć.Niszczenie.Zgliszcze

Gruppo: KRZTA
Titolo: Żółć.Niszczenie.Zgliszcze
Anno: 2021
Provenienza: Polonia
Etichetta: Piranha Records
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TRACKLIST

  1. Istota
  2. Sznur
  3. Krzywdy
  4. Masa
  5. Ścierwo
  6. Blask
  7. Suma
DURATA: 40:27

Andrzej, Kuba e Kamil sono i tre musicisti che formano il progetto KRZTA, un sodalizio artistico che nasce in Polonia nel 2015, matura nel 2017, anno di pubblicazione del primo disco, e compie un altro passo verso il pieno sviluppo nel 2021 con Żółć.Niszczenie.Zgliszcze (traducibile come Bile.Distruzione.Decadenza). I quaranta minuti dell’album racchiudono una dose spropositata e destabilizzante di intransigenza ritmica, un caos di distorsioni e urla che viene controbilanciato da una pulizia esecutiva cristallina.

La corrente sonora su cui i KRZTA si gettano a capofitto, palese sin dalla prima strofa del primo brano, è quella dell’atmospheric sludge anni 2000, Sumac in primis, la cui componente più atmosferica viene però limitata nel segno di uno spirito esecutivo molto più vicino alla linea dura del mathcore. Una scelta, quest’ultima, che ha dei riscontri positivi, per quanto riguarda l’aspetto qualitativo dei brani, sia a livello di scrittura che di sonorità, ma anche alcuni, seppur piccoli, risvolti negativi.

È giusto mettere subito in luce le qualità di Żółć.Niszczenie.Zgliszcze, dal quale emerge prepotentemente la drastica impostazione mathcore, basata su passaggi ritmici quadrati e cadenzatissimi; l’inizio e la fine di “Sznur” sono due degli esempi più chiari. Breakdown ben posizionati e un basso che alterna passaggi ipnotici a martellate pneumatiche donano inoltre un sentore squisitamente meshugghiano ad alcune sezioni, che ben si bilanciano con le parti dominate non più solamente dalla sezione ritmica.

Se si sorvola sulla travolgente e costante andatura dei brani e, per un momento, ci si focalizza sul ventaglio di sonorità che decora questa mattanza, emerge un catalogo che risulta non eccessivamente folto: chitarre, basso e soprattutto il cantato (forse questo il fattore che più pesa nel rendimento complessivo) si sintonizzano su suoni e distorsioni che raramente vengono stravolti nel corso di ogni singolo brano e che, lungo lo svolgimento della scaletta, trovano poche deviazioni sul loro cammino. Un’autostrada di note quadrate e non intaccabili che compensano la scarsa quantità di variabili con una buona scelta di incastri e transizioni.

Come un martello che percuote il metallo sempre nello stesso punto, ma con angolazioni e spostamenti difficilmente percettibili, allo stesso modo i KRZTA modellano ogni brano su passaggi e cambi di ritmo limitati nell’impostazione, ma comunque sufficientemente diversificati nelle loro piccole sfaccettature. Tracce come “Ścierwo”, forse la più interessante dell’opera, mostrano la migliore realizzazione della formula: ci sono tempi dispari, cambi di tonalità e variazioni brevi, ma azzeccate dello stile vocale. Anche nella conclusiva “Suma” sono presenti numerose e, questa volta, eterogenee sezioni, impreziosite da riverberi introspettivi e cavalcate di basso cacofoniche, mentre sul finale appre un piccolo attentato sonico imbottito di urla deliranti e distorsioni.

In fin dei conti l’ultima fatica dei KRZTA è un disco che, nonostante la sua leggera scarsità di escamotage compositivi, sa presentarci in modo impeccabile tutte le frecce di cui dispone; un lavoro che racchiude al suo interno alcuni brani veramente notevoli, contornati però da molte sezioni che pur colpendo al primo ascolto poi mostrano alcune, seppur sopportabili, ripetizioni.