KUBARK – Ulysses

KUBARK – Ulysses

Informazioni
Gruppo: Kubark
Titolo: Ulysses
Anno: 2011
Provenienza: Italia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/KubarkBand
Autore: Mourning

Tracklist
1. Letdown
2. Ainsoph
3. Love & Preach Hate
4. Ulysses
5. VIXI

DURATA: 30:37

Come farsi strada all’interno di una giungla musicale talmente fitta e ricolma di produzioni similari? Si devono avere basi solide, una spiccata personalità e avere idee chiare su quale sia e come raggiungere il proprio obbiettivo, i nostrani Kubark seppur siano solo al secondo lavoro dimostrano di avere assorbito tali dettami e di essere in possesso delle chiavi di lettura adatte a realizzare i loro sogni.
Il quartetto composto da Andrea Nulla (voce e chitarra), Elia Marani (chitarra), Federico Merli (batteria) ed Enrico Crippa (basso e tastiere) ha prodotto sinora il demo omonimo e l’ep “Ulysses” entrambi rilasciati nel 2011 e quindi con colpevole ritardo che scrivo di quest’ultimo, opera che decisamente non poteva passare inosservata.
La figura di Ulisse, o Odisseo fate voi, per come Omero ce l’ha descritta e raccontata nell’Iliade e nell’Odissea, è quella di un comandante carismatico, un uomo decisionista e incapace di accettare la sconfitta, la voglia di vivere e di rientrare nella propria terra è più forte delle avversità che lo rendono il capro espiatorio delle divinità di turno che si accaniscono in maniera continua e imperterrita.

Potrebbe però essere visto anche come colui che contrasta volutamente l’ordine delle cose, ponendosi nel mezzo di questioni che non dovrebbero essere di sua competenza, spezzando la catena di comando le sue azioni eroiche si tramuterebbero in esclusivi atti individualistici di “eroismo fai da te”: il tutto a quale scopo e soprattutto a quale prezzo visto che i dolori son stati ben più delle gioie?
Questa lunga divagazione è connessa alla visione del mondo odierno che i Kubark utilizzano per la parte grafica del lavoro, le fotografie di Yamasaki Ko-ji ci presentano una umanità metropolitana, frenetica e dispersiva che rinuncia per vocazione alla natura e alla bellezza nelle sue svariate forme per crogiolarsi in scelte misantropiche, in un avanzamento costante del grigiore nelle proprie giornate barricandosi dietro percorsi vincolanti, schematici e cablati in modo da risultare sempre e comunque comunicanti tra loro, la cosiddetta massa che ingloba, appiattisce e fa del pensiero comune una delle più basse espressioni di intelligenza sfociante frequentemente in becere affermazioni da “bar”.
Come viene dipinto tutto ciò in musica? La soluzione attraverso la quale i Kubark esprimono i vari passaggi che conducono a tale riflessione sono modellati su sonorità post e alternative abbraccianti sia l’ambito metal che quello rock.
Ascoltando “Ulysses” gli abituali fruitori di proposte di queste scie musicali troveranno sin da subito affinità con realtà note quali Katatonia e Isis, non potranno passare inosservati i rimandi alla figura di Maynard James Keenan e alle formazioni che lo vedono dietro al microfono, parlo sia dei Tool che degli A Perfect Circle di Billy Howerdel, e rimanendo in ambito più attuale qualche lieve assonanza con una creatura come gli Earthlimb potrebbe non essere fuorviante da citare.
Quello che voglio dire è che sostanzialmente le nostre orecchie si confronteranno con un sound e un modo di proporlo che ha sì un d.n.a. ormai diffuso, la differenza in positivo è da riscontrare nella composizione, è grande l’abilità dei Kubark nel dar vita a dei veri e propri soundscapes colmi di sensazioni agrodolci ed è altrettanto importante l’equilibrio che permette alla sezione ritmica di godere di una libertà esecutiva fondamentale, Federico ed Enrico nelle loro movenze sembra siano in continua evoluzione, e alle chitarre di Andrea, calzante, efficace e caratteristica quanto basta la sua prova vocale, ed Elia di sviluppare atmosfere languide limitandosi, se così posso dire, a mantenere il passo.
Nell’economia dell’ep hanno un peso rilevante l’utilizzo dell’effettistica, l’operato dei synth a cura sia di Enrico Crippa che del guest Pietro Beltrami, incidono notevolmente sullo spessore e la profondità dei brani e sommando al complesso una produzione che non si può definire in altro modo se non professionale il cerchio si completa.
I Kubark dimostrano come dar vita a un concept evitando che una delle due parti in gioco (raffigurazione e musica) prenda il sopravvento sull’altra, la posta viene suddivisa equamente facendo in modo che l’una debba necessariamente aver bisogno dell’altra per realizzarsi pienamente, cosa si può augurare a questi ragazzi se non di riuscire?
Sperando che al prossimo giro la loro proposta sia adeguatamente supportata da una label che decida di riporvi fiducia, torno a rimetter su questo gioiellino nostrano nel lettore, il relax e l’intimità che fornisce sono sin troppo pregevoli per lasciare che finiscano dopo un solo passaggio nello stereo, soggiornerà lì un bel po’ e vi consiglio di fare lo stesso, contattateli, acquistatene una copia e… date la vostra interpretazione a “Ulysses”, non ve ne pentirete.

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