KURSED – In The Labyrinths Of Death

 
Gruppo: Kursed
Titolo:  In The Labyrinths Of Death
Anno: 2010
Provenienza:  Cile
Etichetta: Australis Records
Contatti:

Non Disponibili

 
TRACKLIST

  1. Welcome To The Land Of Death
  2. Sorrow
  3. High Price Of Treason
  4. Mourners Lament
  5. Hopeless
  6. Whispers From Beyond
  7. Into The Loneliness Path
  8. Kursed
DURATA: 39:30
 

I Kursed nascono dalla mente di Lord Nocturne Griffart artista cileno membro o ex delle realtà black e death connazionali Megiddo, Warfare e Demonic Rage. In questo progetto ricopre il ruolo di mastermind proponendo un black alquanto sporco e blastato che sfrutta le tensioni atmosferiche per esprimere quella cosmovisione depressiva fatta di solitudine e orrore. Pensiero racchiuso nella concezione di Human Black Metal, definizione che lo stesso Griffart, ha affibiato alla propria musica precisando che a dargli forza è la morte e supportando l'idea del suicidio come liberazione assoluta.

Musicalmente però le tracce si discostano dal classico depressive fatto di esecuzioni mono-riff o cantilene diluite all'inverosimile, in vari momenti, per quanto le melodie siano fortemente caratterizzate da un suono malinconico e agonizzante, la batteria spinge presentadosi ficcante, ma non sempre rendedo loro servizio dovuto.

È una prova alquanto standard, sia le chitarre, sia l'impostazione dei pezzi in genere, mantenuta il più primordiale possibile, vivono di un già sentito costante patendo una derivazione netta da parte di gruppi fin troppo conosciuti, vi risulterà per tanto semplice comprendere da dove alcune soluzioni possano esser state riprese.

Questo non è detto che sia forzatamente un difetto dato che è ormai cosa difficile trovare un progetto che sia prettamente personale, lo stesso musicista in alcune occasioni riesce, soprattutto dal punto di vista delle emozioni trasmesse, a centrare un paio di colpi con "Sorrow" e "Kursed" nelle quali il frutto compositivo ha la capacità di smuovere l'ascoltatore creando un'ansia degenerante, tuttavia non si va oltre ciò.

La voce urlata e stridula, talmente alta che alle volte sembra quasi di ascoltare una versione delirante di King Diamond, non è male contestualizzandola, certo è che venendo a mancare la spinta adeguata dalle basi il suo andamento cantilenante e oppresso ne soffre.

Il lavoro di Griffart, pur non mancando di idee, non è ancora in possesso di uno sviluppo che ne garantisca la piena realizzazione, consiglio comunque l'ascolto di "In The Labyrinth's Of Death" perché in futuro, pensando anche ad a operare con maggior professionalità dietro al mixer, non escludo che l'artista possa dar vita a qualcosa di buono.

 

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