Nostalgia novantiana nel black metal downtempo di Kval

KVAL – Laho

Gruppo:Kval
Titolo:Laho
Anno:2019
Provenienza:Canada
Etichetta:Hypnotic Dirge Records
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TRACKLIST

  1. Valosula
  2. Laho
  3. Pohjanriitti
  4. Kaihon Kuiskaus
  5. Bonus Track
DURATA:47:58

Kval è la creatura del giovane Miro Lamo, blackster finlandese di stanza da qualche parte nei dintorni di Helsinki. Laho, marcio in finlandese, è il secondo album con questo monicker, ma in realtà soltanto il primo a essere pensato specificamente per questo progetto: il debutto omonimo Kval (2017), infatti, non era altro che una ristampa con una veste ripensata di Kuolonkuu, disco che Lamo pubblicò nel 2015 come Khaossos, il precedente nome della band.

Dopo questa arzigogolata introduzione, rimane da specificare il fatto che nonostante l’origine finnica i riferimenti principali di Kval arrivano da oltre il golfo di Botnia, oltre la Svezia, dalla costa occidentale norvegese. Scordatevi la rabbia e la furia cieca di un certo tipo di black metal, soprattutto finlandese: Laho è un album che guarda alla scuola altra, del Burzum di Det Som Engang Var e Filosofem, ma anche e soprattutto dei grandi dimenticati Forgotten Woods. Quattro sole canzoni per quasi quaranta minuti di musica, tempi medi e rarissime accelerazioni, una chitarra sconsolata a perenne monito di quanto la vita faccia schifo. L’umore generale è proprio quello di The Curse Of Mankind, e la costruzione di Laho ricorda da molto vicino quella di Hvis Lyset Tar Oss, con l’ultimo brano strumentale e tastierine Chicco come fossero ancora gli anni ‘90 (d’accordo, in “Kaihon Kuiskaus” non ci sono solo le campionature midi di “Tomhet”, ma ci siamo capiti).

A livello tematico, l’album viene presentato come un concept sulla putrefazione del sottobosco (il marcio del titolo, appunto), ma letta in chiave allegorica e facente riferimento al decadimento che il genere umano sta attraversando in quest’epoca nefasta. Per essere sicuro di rendere l’idea, Lamo ha scelto titoli come luce che si scioglie, rito del nord e sussurro malinconico. Certo, la traccia bonus strumentale presente sulla versione CD, una ripresa della prima “Valosula”, poteva anche meritarsi un titolo migliore di “Bonus Track”, ma sono dettagli.

L’abilità dimostrata dal multistrumentista della terra dei mille laghi è notevole, tuttavia è il caso di segnalare come in questa occasione le chitarre in studio siano appannaggio di WNTRBRNR, la mentre dietro Auriel, altra band finlandese dedita al black più atmosferico. Lo stesso si è anche occupato di missaggio e mastering, mentre tutto il resto, dalla scrittura alle tastiere, al kantele, è opera di Lamo.

Nella sua semplicità e immediatezza Laho è una graditissima sorpresa per tutti gli amanti del black metal più contemplativo e d’antan, oltre che più intimamente pessimista e sconsolato. Tutto lascia intendere che i Forgotten Woods abbiano finalmente trovato il loro erede tanto a lungo mancato.

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