LA PUERTA NÚMERO DOS – Twelve Doors And A Key

 
Gruppo: La Puerta Número Dos
Titolo:  Twelve Doors And A Key
Anno: 2016
Provenienza: Spagna
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. There Will Be Revenge
  2. Bright Red Light
  3. Blizzard Is Fine
  4. Astray
  5. New World Order
  6. The Prison Across The River
  7. The Resilient
  8. Never Alone
  9. Montauk
  10. Welcome To South Peaks
  11. Bang Bang
  12. Ouroboros
  13. A Key
DURATA: 51:16
 

In un giorno nebbioso come quello di oggi un viaggetto in direzione dell'assolata Spagna non farebbe assolutamente male; non potendolo intraprendere per davvero, mi accontenterò di un tour virtuale, con la musica dei La Puerta Número Dos a fare da gradevole sottofondo. La band si forma nel 2003, registra due dischi ("Sol Magenta" nel 2005 ed "El Bosque" nel 2008), poi si prende una pausa di qualche anno, prima di tornare all'attacco con il terzo lavoro "Twelve Doors And A Key", il quale segna anche il passaggio del gruppo, riformato e foriero di un nuovo sound, a testi in lingua inglese.

I quattro di Salamanca si dicono fortemente influenzati da gruppi quali Alice In Chains, Tool, Kyuss, Pearl Jam e Soungarden, difatti la loro musica è un hard rock striato di stoner e grunge. "Twelve Doors And a Key" è ricco di simbolismo occulto, tanto che comprende tredici brani in totale (dodici più una traccia bonus, ovvero dodici porte più una chiave) corredati da dodici arcani presenti sul graficamente ricchissimo libretto, uno per ciascun brano e ognuno posizionato in un punto specifico sul cerchio alchemico, a cura dell'artista Sandra Callejas. Al primo brano, "There Will Be Revenge", è connessa la carta del Giudizio, rappresentato da una pila di teschi sulla quale si erge uno scheletro alato a cavallo e con in mano un corno che — presumibilmente — servirà ad adunare le anime intorno a sé. In alto, sei aerei militari in volo. «The Red Rider comes!». Musicalmente siamo su un orecchiabile e ritmato stoner; le liriche sono schierate in opposizione alla guerra, al bombardamento di ospedali e scuole, alla distruzione di città che diventano gradualmente luoghi di culto della Morte, i cui templi sono fatti di teschi e ossa.

"Bright Red Light" si apre con un dinamico giro di basso e una batteria lanciata a ritmo di marcia; l'intensa luce rossa è quella del Sole, splendente al di sopra di una ziqqurat inscritta in un cerchio alchemico. La terza carta è quella de L'Eremita, saggia figura a cui, nelle storie e nelle fiabe, spesso l'eroe si rivolgeva per avere consigli al fine di risolvere problemi o affrontare sfide. L'Eremita di "Blizzard Is Fine", tuttavia, ha parole molto dure per il suo visitatore, intimandogli perfino di tornarsene da dov'è venuto. Si continua a respirare quell'atmosfera anni '90 tipicamente riscontrabile in quelle band che abbiamo già citato, mentre le altre carte vengono gradualmente scoperte. "Astray" fa riferimento alla Luna, attorno alla quale girano in cerchio un uomo e un lupo. Apprendiamo dal testo che il lupo protagonista possiede anche una natura umana in costante conflitto con quella animale, cosa che lo ha condotto alla deriva e alla solitudine. Di nuovo, se i temi trattati sono malinconici e decisamente poco allegri, stessa cosa non si può assolutamente dire della sezione musicale, in cui svettano sempre melodie distorte ma permeate di energia positiva. Il Buffone della carta numero cinque, invece, è tutt'altro che allegro: seduto, piegato su se stesso, un'espressione sofferente sul volto, schiacciato dal peso di un cubo che lo sovrasta e che probabilmente rappresenta il "New World Order" del titolo, un disordine intelligente che ha raggiunto e superato un nuovo limite di follia: un mondo in cui le convenzioni sociali sono completamente capovolte.

Anche "The Prison Across The River" si apre con il basso e si assesta su ritmi più lenti e riff a volume contenuto, eccezion fatta per il ritornello, rendendo la voce la principale attrazione del brano. La prigione di cui si parla è rappresentata dalla Torre, il cui ospite all'interno è avvolto da catene delle quali, sorprendentemente, stringe la chiave tra le mani. A trattenerlo è il frutto delle sue convinzioni e delle sue abitudini; la prigione è fatta di mura che si è costruito da solo e da cui non vuole uscire, preferendo restare all'interno della propria zona di comfort. Anche le corde che si stringono attorno ai polsi e al collo de L'Impiccato in "The Resilient" sono perlopiù ideologiche, rappresentate dal dolore e dal costante tentativo di ribellarsi a esso; è un'immagine ancora più macabra, invece, a pararsi davanti a noi in corrispondenza di "Never Alone": gli Amanti, che si tengono per mano mentre svariate lame trafiggono i loro corpi, rappresentati in piedi su un cumulo di serpi. Emerge qui la vena grunge del gruppo, mentre il cantante Andros ci parla di una donna che non ha mai imparato a stare da sola. In "Montauk" fa la sua comparsa lo Scarlet King, la cui carta corrispondente è quella del Diavolo: rosso, grasso, munito di corna e catene che fuoriescono dal suo corpo. Le sue sette spose saranno madri di svariate catastrofi, tra cui la Morte del Tempo.

Con la decima traccia "Welcome To South Peaks" entriamo in territori principalmente hard rock-grunge, la cui protagonista è La Giustizia, ideologico capo di una rivolta contro loro, i potenti, e la loro corruzione. Uno stoner rapido, anche nella parte vocale, e ricco di effetti caratterizza invece "Bang Bang", a cui si affianca la carta della Morte, dalla quale è inutile scappare una volta che si è stati presi di mira. L'ultima traccia è "Ouroboros", il serpente che si morde la coda, che rappresenta l'eternità e l'infinito, e che vediamo avvolto intorno al Mondo sull'arcano disegnato dalla Callejas. Il fato è ciclico, al gioco della vita prima o poi si finisce col perdere, ma non per questo noi esseri umani siamo autorizzati a restare entro i nostri limiti e rinunciare a trovare noi stessi. La traccia bonus numero tredici, "A Key", è costituita da parte del primo monologo di Howard Beale nel film "Quinto Potere": «I'm as mad as hell, and I'm not going to take this anymore!». A questo punto, tutte le carte sono in tavola.

"Twelve Doors And A Key" è un disco che ha molto da dire e lo fa prendendo spunto da band di una certa caratura, provando nel frattempo a costruire un sound personale corredato da un ricchissimo libretto ben illustrato. Probabilmente il gruppo, a livello musicale, non racconta niente di eccezionalmente nuovo, ma sicuramente lo fa come si deve e a modo proprio, riuscendo nell'intento di creare sonorità piacevoli che gli amanti del genere non potranno non apprezzare e contornarle di un mondo fatto di mistero, alchimia, esoterismo e simboli occulti. In effetti, i La Puerta Número Dos hanno progetti molto ambiziosi per le carte e i personaggi che hanno scelto di rappresentare nel libretto: all'interno del disco, infatti, è presente un codice QR che, una volta letto col cellulare, permette di accedere a una galleria virtuale in costante espansione; l'obiettivo finale è, inoltre, quello di permettere a chiunque sia in possesso della copia fisica del disco di partecipare a una caccia al tesoro e di trovare una delle dodici chiavi sparse in giro per l'Europa. Che dire, sicuramente tenterò anch'io la fortuna!

 

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