Laang - Riluo | Aristocrazia Webzine

LAANG – Riluo

Gruppo: Laang
Titolo: Riluo
Anno: 2023
Provenienza: Taiwan
Etichetta: Talheim Records
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TRACKLIST

  1. Baoyu
  2. Liuxue de Taiyang
  3. Honghai
  4. Zhemo
  5. Gui Xiang
  6. Yequ
  7. Juren
  8. Riluo
DURATA: 35:50

Arriva al terzo capitolo la saga di Laang (traslitterazione del cinese tradizionale , freddo, tra l’altro entrambe le scritture sono riportate nel logo), emanazione del polistrumentista taiwanese 楊海濤 (riportato come Haitao Yang in altre collaborazioni in cui compare in lettere occidentali, suppongo con un’inversione dell’ordine dei nomi) che ne aveva fatto uno sfogo artistico per una esperienza di premorte descritta appieno nel debutto Hǎiyáng.

Cinque anni dopo e con un secondo album in mezzo si può parlare di una stabilità artistica ormai consolidata: stessa label, l’austriaca Talheim Records, stessa formazione che prevede una sezione ritmica di connazionali. Nel post-pandemia la band è riuscita anche a esibirsi live negli Stati Uniti avvalendosi di turnisti americani.

Veniamo dunque al nuovo Riluo, o tramonto come raffigurato nella pregevole immagine di copertina che ironicamente a colpo d’occhio sembra richiamare il Sol Levante del vicino eterno rivale Giappone. Se la proposta originale poteva essere senza dubbi definita atmospheric black metal, con il passare del tempo le coordinate stilistiche si sono gradualmente spostate verso forme più dirette e aggressive. La produzione ha abbandonato i riverberi quasi lo-fi del debutto e pone più in risalto le sofferte screaming vocals, mentre da un punto di vista compositivo traspare la volontà di costruire un album maggiormente diretto, evocativo e a tratti epico.

Le tastiere guadagnano ulteriore spazio, affiancate da qualche sporadico strumento tradizionale cinese, e attingono a piene mani dall’esperienza del metal sinfonico anche non estremo. Un esempio è “Juren”, che potrebbe essere una versione cupa degli Epica più ispirati (voci femminili a parte, ovviamente) o dei Fleshgod Apocalypse meno caotici. In altre canzoni come l’iniziale “Baoyu”, che tra l’altro nello spirito dell’album tralascia ogni intro atmosferica per andare direttamente all’assalto, l’impressione fornita dai Laang è quella di un epic-black metal di stampo vagamente finlandese, mai banale e spesso tendente alle atmosfere depresse degli esordi. Resta una certa ingenuità di fondo in alcune soluzioni in cui i tappeti di archi si limitano a ribadire le melodie di chitarra in tremolo, e lascia qualche rimpianto anche l’uso degli strumenti tradizionali, reso completamente suddito degli arrangiamenti di stampo occidentale. Menzione d’onore per “Yequ”, che oscilla tra un cadenzato mid-tempo e sfuriate apocalittiche condite da melodie che creano costantemente tensione per la sezione successiva.

I testi sono fortunatamente disponibili online con traduzione a fronte, quindi permettono di apprezzare come sotto questo aspetto l’impronta quasi doom sia rimasta invariata, con una forte tendenza a dipingere paesaggi ampi ma allo stesso tempo vuoti e minacciosi nella loro solitudine. Non è dato sapere se il mastermind stia ancora attingendo alle sue esperienze passate o se si tratti di semplice poesia decadente.

Riluo è un album molto ispirato e ricco di pathos, non esente da pecche anche derivanti dall’essere frutto di una singola persona dalla composizione alla registrazione, che consegna una realtà particolare e promettente nel panorama black metal al di là del fascino esotico della musica estrema asiatica. Consigliato agli amanti del black nelle forme maggiormente melodiche ed evocative.