Labyrinth Entrance - Deplore The Vanity

LABYRINTH ENTRANCE – Deplore The Vanity

Gruppo: Labyrinth Entrance
Titolo: Deplore The Vanity
Anno: 2021
Provenienza: Polonia
Etichetta: Godz Ov War Productions
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TRACKLIST

  1. Spirituality I
  2. Absence Of Light Surrounding
  3. Spirituality II
  4. Dogma Hexagram
  5. Spirituality III
  6. Supreme Rapture
  7. Paroxysm Of Blakk Kult
  8. Dissolving Weakness
  9. Deplore The Vanity
  10. Presence Of Great Sadness
  11. Drowned…
DURATA: 50:06

Polonia, voivodato della Piccola Polonia, Cracovia. In preda alla furia estatica generata dalla sovraesposizione prolungata alla discografia di Behemoth, Hate, Schammasch, Bølzer e Kriegsmaschine, Adam “Hunger” Ronij mette in piedi Labyrinth Entrance. Il quarantenne polacco, non alle prime armi in ambito musicale, si conquista fin da subito un posto nel roster di Godz Ov War e debutta sul finire del 2017 con Monumental Bitterness, una raccolta di sette canti pregni di emozioni violente e tensione spirituale sublimata in negativo. Deplore The Vanity arriva così a poco meno di quattro anni di distanza dal suo predecessore, carico di promesse e malevole intenzioni racchiuse in un packaging esteticamente raffinato.

Le undici tracce che costituiscono la scaletta si dividono abbastanza equamente tra brani cantati e strumentali, alzando l’indice interno di variazione oltre la media e rendendo l’esperienza di ascolto costantemente interessante. I tre atti di “Spirituality”, inframmezzati da “Absence Of Light Surrounding” e “Dogma Hexagram”, aprono le danze a cinquanta minuti di inni sacrileghi e versi velenosi. “Supreme Rapture”, “Paroxysm Of Blakk Kult” e “Dissolving Weakness” costituiscono il nucleo centrale dell’abominevole manifesto firmato Labyrinth Entrance, un trittico acido e perverso che cattura l’ascoltatore fino all’arrivo di “Presence Of Great Sadness”, ultima canzone in senso stretto del disco, circondata da “Deplore The Vanity” e dalla conclusiva “Drowned…”, nella quale Hunger affoga i suoi furiosi sentimenti nei confronti della società accompagnato dal pianoforte dell’ospite Łucja Cieśla.

La formula utilizzata da Ronij per la realizzazione dei brani è relativamente semplice: il black metal di cui si fa portavoce Labyrinth Entrance è sontuoso ma allo stesso tempo minimale, oscuramente glorioso ma anche scevro di tutti quegli elementi accessori che, altrimenti, avrebbero appesantito a morte il mix. Deplore The Vanity è un disco profondamente black metal, che strizza l’occhio alle varianti death locali e alle tensioni spirituali internazionali, concentrando le proprie idee testuali in formule che talvolta si ripetono tra un brano e l’altro, come il rabbioso «Now apologise, beg, whimper and ask for mercy» contenuto sia in “Dogma Hexagram” che in “Presence Of Great Sadness”. Tutto questo, come anticipato in prima battuta, è enfatizzato ulteriormente dal comparto visuale del disco, tra le illustrazioni interne al libretto, in pieno stile Doré, e lo scatto in copertina a opera di Katarzyna Urbanek Sei Art.

Dalla Polonia escono fuori tante robe interessanti, negli ultimi tempi, e Labyrinth Entrance è uno dei nomi da tenere d’occhio in questo calderone di male infinito. Deplore The Vanity non è certo il capolavoro del 2021, non inventa né rivoluziona nulla, tuttavia nei suoi 50 minuti intriga e diverte, confermando le grandi potenzialità della one man band di Cracovia e il futuro della creatura di Hunger sembra destinato a superare i confini del nero pece; speriamo per lui che sia così.