LABYRINTHUS NOCTIS – Opting For The Quasi​-​Steady State Cosmology

 
Gruppo: Labyrinthus Noctis
Titolo: Opting For The Quasi​-​Steady State Cosmology
Anno: 2018
Provenienza: Italia
Etichetta: Vomit Arcanus Productions
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TRACKLIST

  1. Reaching The Last Scattering Surface
  2. Cygnus X-1
  3. M E L A N C H O L I A
  4. Negentropy
  5. Lament Of Melusine
  6. Linear A
  7. Kosmonaut Vladimir Komarov
  8. Amborella Trichopoda
  9. Noctis Labyrinthus
  10. Hydrocarbon Lakes
  11. Kiss The Scorpion, Or The Ballade Of Lilith And Mars
  12. Wings Of Honneamise
  13. Padre Davvero [cover Mia Martini]
DURATA: 01:18:52
 

Ho sempre girato intorno al nome dei Labyrinthus Noctis, senza mai riuscire a incrociarlo. L'uscita del terzo album, "Opting For The Quasi​-​Steady State Cosmology", mi dà finalmente la possibilità di capire di che pasta è fatto il gruppo milanese.

È la prima volta che la band passa su Aristocrazia, sebbene alcuni dei suoi membri non siano del tutto sconosciuti da queste parti, grazie al loro contributo in realtà quali Mystical Fullmoon, Hanormale, Deviate Damaen e Progetto Sperimentale Infonebbia. Ark/Arcanus Incubus è un musicista che difficilmente delude e anche in questo caso centra in pieno il bersaglio, merito dell'ottimo operato suo e dei quattro compagni di avventura.

L'etichetta Gothic-Doom che ho sempre visto associata ai Labyrinthus Noctis, in realtà, sembra ormai vestire un po' stretta: pur avendo indubbiamente legami con quel mondo, le forti tendenze progressive e l'interesse rivolto al cosmo e in particolare a Marte (Noctis Labyrinthus è una regione del pianeta rosso) rendono il risultato finale molto più personale. La presenza di strumenti inusuali — in alcuni casi sintetici — per il genere, quali sitar, cornamusa, theremin e qualcosa che mi ha ricordato un hang, insieme ad altri più tradizionali come archi, flauto e chitarra acustica, e l'uso intelligente dell'elettronica riescono a ricreare un'atmosfera magica perfettamente rappresentata da "Lament Of Melusine", che permane per tutto il lungo viaggio nello spazio profondo.

In questa ambientazione prendono vita tre movimenti composti da un totale di tredici brani di ottima fattura, che possono vantare un aspetto melodico coinvolgente e ricco di idee, una sezione ritmica dinamica e ampiamente variegata e una prestazione vocale sopra le righe. È proprio la cantante Ivy uno degli elementi che colpisce maggiormente: evocativa ed espressiva, capace anche di spingere quando necessario, come accade nella vontrieriana "M E L A N C H O L I A" o ancora meglio nella cover di "Padre Davvero" di Mia Martini, dove riesce a non sfigurare di fronte a un colosso simile, riprendendo la stessa drammaticità dell'originale. Il supporto della bassista Sin in sottofondo e degli ospiti (Chiara Tricarico dei Teodasia e Oxana Shenchenko) arricchisce poi ulteriormente il comparto vocale.

Altrettanto degna di nota è l'inventiva mostrata dal gruppo, per nulla spaventato dall'idea di addentrarsi in territori musicali distanti come Jazz, Trip-Hop e Trance; è specialmente l'ambito ritmico a dare soddisfazioni, con le linee di basso di Sin spesso in evidenza e la batteria di Aeb a dettare ritmiche mai eccessivamente statiche e in generale lontane dalla monoliticità tipica del (Gothic-)Doom, arrivando a un blast beat in "Amborella Trichopoda". Lo strumento più vicino a questo genere è la chitarra di Moreno, in molte occasioni chiaramente figlia di una versione piuttosto melodica dello stile; pur non avendo sempre un ruolo in primo piano, riff come quelli di "Kosmonaut Vladimir Komarov" sono abbastanza per considerare il suo contributo ben sopra la mera sufficienza, senza contare i numerosi e incantevoli passaggi acustici.

Infine, se la presenza di Ark è stato l'elemento che mi ha spinto a provare il disco, dopo l'ascolto sono pienamente convinto del valore di questo artista: perfettamente a proprio agio tra tastiere e sintetizzatori, destreggiandosi tra l'universo gotico e quello futuristico e sfoggiando perfino una vena prog qua e là. La sua supervisione in tutta la fase di produzione del disco (registrazione, missaggio e masterizzazione), inoltre, dimostra la sua abilità in questo campo, poiché l'album risulta impeccabile anche sotto questo aspetto.

C'è poco da aggiungere a quanto già detto, se non che la durata di quasi un'ora e mezza non deve preoccupare, in quanto è ampiamente giustificata da una ricchezza di contenuti invidiabile. Nel caso aveste bisogno di un'alternativa ai Progenie Terrestre Pura da mettere in sottofondo ai vostri viaggi spaziali, i Labyrinthus Noctis sapranno soddisfare le vostre necessità.

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