LAPSUS DEI – In Our Sacred Places

 
Gruppo: Lapsus Dei
Titolo:  In Our Sacred Places
Anno: 2010
Provenienza:   Cile
Etichetta: Endless Winter
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TRACKLIST

  1. Intro
  2. Bones Dissolved
  3. Eternal Places
  4. Bio-lence
  5. Reborn
  6. Outro
DURATA: 28:32
 

I Lapsus Dei sono una delle tante band che popolano il panorama doom cileno, sono melodici e accattivanti pur mantenendo un mood greve ed esasperato da sensazioni negative che si collegano al concept su cui l'album è imperniato. Gira tutto attorno alla storia di una donna che basa la propria vita sulla futilità dell'avere, del potere e del qualunquismo sentimentale che riduce l'essenza di una persona a una gara che di frequente non vale la pena affrontare se non col rischio di sentirsi frustrati e derubati di ciò che è realmente un'esistenza, fatta di cose semplici e alla portata di mano mai volute vedere.

La formazione prova a farci ragionare indicando la via della grandezza e delle lotte per la conquista di una predominanza sull'altro come un danno sociale e non relegabile a un solo individuo, pensateci bene, una decisione non incide mai su una sola figura ma sempre su contesti di portata maggiore. I ventotto minuti di "In Our Sacred Places", nel modo più conosciuto e per certi versi aggrazziato, ci fanno intraprendere un percorso lastricato di tonalità scure, melodie pregne di tristezza chiamando in soccorso anche la letteratura, "Reborn" è infatti concettualmente ispirata da "Ave Fenix", un poema di Paul Eluard.

Non ci sono bellezza o credo che tengano quando il mondo cade a pezzi, è questo che la donna, finita in ospedale, sarà costretta dalle circostanze a combattere per decidere se vivere o annullarsi sino a spezzare la propria vita prima del tempo. Delicate e sognanti come gli Opeth e melancoliche alla My Dying Bride, le tracce di "In Our Sacred Places" cullano l'ascoltatore fra la voglia di rinascere e l'oblio che a un passo si pone.

"Bones Dissolved" è lo scontro che porta alla tappa iniziale del viaggio, "Eternal Places" il luogo della dimenticanza dove le riflessioni della protagonista si dividono fra incubo e sogno, "Bio-lence" la lotta interna contro se stessa e ciò che circonda la falsa esistenza creatasi arrivando alla già nominata "Reborn", attimo in cui la scelta vien fatta, questi pezzi disegnano un tracciato in cui è facile perdersi e rimanere incastrati in una dimensione da cui uscire diviene complesso se non liberandosi delle spoglie umane. La musica riflette il continuo regredire/progredire del dualismo accentuando e attenuando la visione con spruzzate tendenti al death/doom più classico e massiccio o puntando sull'atmosfera ingannevolmente languida.

Pregevolmente prodotto ed eseguito, "In Our Sacred Places" è una prova matura, la conferma che si attendeva dopo un debutto, "Beyond The Truth", che possedeva già le carte in regola per farsi apprezzare dagli appassionati del genere.

Se conosceste quindi il primo atto importante dei Lapsus Dei accaparratevi assolutamente questa mini prestazione, in caso non vi foste ancora avvicinati alla scena sudamericana e vi capitasse fra le mani questo lavoro, godetevelo, è davvero ben fatto.

 

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