LAST WINTER I DIED – Erensyrah

 
Gruppo: Last Winter I Died
Titolo: Erensyrah
Anno: 2013
Provenienza: Italia
Etichetta: Le Crépuscule Du Soir Productions
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TRACKLIST

  1. The Quest
  2. The Elusive Cliffs Of Erensyrah
  3. A View Of The Ancient City
  4. Below The Horizons
  5. The Artifact
  6. Unquiet Sea Of Dreams
  7. Sirenade
  8. Summer Reveries
  9. A Call, A Death
  10. Recolective (A Ghost)
  11. Strange Twilight
  12. How Things Turn
  13. Weeping Stars
DURATA: 43:13
 

È passato circa un anno da quando vi parlai di "Visions From A Thousand Lives" di Dead Summer Society, il nuovo progetto solista di Mist degli How Like A Winter. Il 2013 vede la nascita di una nuova entità chiamata Last Winter I Died (che è anche il titolo di un brano del disco appena citato), in cui il musicista molisano si cimenta in uno stile differente ma sicuramente legato a quello delle altre realtà a cui ha partecipato.

"Erensyrah", questo il titolo del debutto, ci trasporta infatti in un altro mondo, una dimensione che può sembrare lontana e però — a conti fatti — è semplicemente la nostra anima: questo è l'obiettivo del progetto, e il mezzo tramite cui raggiungerlo è un Ambient che segue la scia di altri personaggi del mondo Metal dedicatisi a side-project sul medesimo genere, specialmente il Mortiis dei primi lavori. Lo stile è sinfonico, a tratti pomposo ma senza mai esagerare; volendo potremmo dire che questo è Dead Summer Society spogliato di ogni riferimento al mondo metallico, dal quale emerge in tutta la sua maestosità l'anima puramente Gothic di Mist: gli arpeggi di "Strange Twilight" e "Sirenade" e l'uso delle tastiere sono caratteristiche presenti in entrambe le realtà. Possiamo trovare, inoltre, un uso dell'elettronica maggiore (sebbene per niente invasivo) che si palesa raramente sotto forma di percussioni, più spesso nei sintetizzatori che in alcuni passaggi sembrano presi in prestito dalla Kosmische Musik.

Ciò che però rende forte un disco che — in fondo — non propone nulla di nuovo, è la capacità di centrare il bersaglio: il viaggio all'interno di noi stessi è un'esperienza da provare nella modalità suggeritaci dalla mente di questa musica, ovvero a occhi chiusi e con la sola anima a farci da guida nei suoi stessi meandri. Le note di pianoforte accompagnate dalle tastiere orchestrali di "Summer Reveries", le sperimentazioni vicine all'elettronica più atmosferica in "How Things Turn", la solennità di brani quali "Below The Horizon" e "Weeping Star": non vi nascondo che in più di un'occasione mi sono trovato isolato dal mondo circostante, non è una situazione che tutti riescono a ricreare, eppure in questo caso tutto sembra essere decisamente naturale.

Purtroppo per me, il mio lavoro di critico musicale — unito al fatto di essere nell'ambiente della produzione musicale — mi spinge a esaminare anche il lato tecnico di "Erensyrah", ed è qui che posso trovare l'unica, piccola pecca del lavoro: le percussioni hanno suoni che sanno un po' troppo di plastica, il rischio è che in un album di questo tipo l'atmosfera venga in parte rovinata. Non preoccupatevi comunque, è un difettuccio che molti nemmeno noteranno, anche perché la batteria è utilizzata in pochissimi passaggi.

Certamente è un album che necessita di essere ascoltato da una mente disposta a essere esplorata per essere goduto al massimo; è anche vero che non si tratta di un genere di così difficile fruizione, effettivamente potrebbe funzionare bene anche come sottofondo mentre vi dedicate a qualche lavoro (per quanto il coinvolgimento emotivo sarebbe ovviamente inferiore). Se ormai, come me, vi fidate ciecamente dei lavori di Mist, non lasciatevi assolutamente scappare il mondo di "Erensyrah".

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