LE BARON VAMPIRE – Baruch

 
Gruppo: Le Baron Vampire
Titolo:  Baruch
Anno: 2010
Provenienza:  Svizzera
Etichetta: Sums Records
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TRACKLIST

  1. Coyote Versus Machete
  2. Saloon Bizarre
  3. Astro Zombies
  4. The Statues
  5. Bullet Dozer
  6. Herz, Knie, Staub
  7. Hellsinki
  8. Baruch
DURATA: 44:15
 

La pioggia Isis si è abbattuta su tutta la musica. L'Europa ha mostrato le sue armi, il Belgio gli appassionati e violenti AmenRA, la Francia gli Year Of No Light carichi di sludgee drone o i Fall Of Efrafa, una miscela particolarissima di post-hardcore crusteggiante. Chiamiamola come è stata soprannominata da alcuni artcore. Questa ondata infinita di band che fondamentalmente suonano doom dalle svariate tinte melodiche e/o core. Chiamiamola anche moda, per come i Rosetta, insieme ai Cult Of Luna e ai Neurosis si sono fatti circondare da un'accanita schiera di fan. La nuova tipologia di alternative metal è questa. Certo, stavolta non è spudoratamente commerciale ma il fenomeno è da evidenziare.

Perchè quindi pronunciare l'ennesimo nome? La goccia che fa traboccare il vaso? No. Da Losanna, in Svizzera, è arrivata una nuova persona elegante. Indossa il nome di Le Baron Vampire e alla sua voce corrisponde un tuono possente che stagliandosi su uno sfondo oceanico solleva un enorme Leviatano.

La copertina è stata scelta in base a questa descrizione, un mare immenso e scuro, dalla profondità abissale ed uno stemma, una fiamma stilizzata che cita visivamente le liriche di "Hellsinki", città che viene rappresentata come soffocata da un incendio, questa traccia è melodica, ma lascia sfociare dalla tristezza della devastazione in corso una gioia di possibile rinascita. Non si può però ingabbiare in una sola allegoria la natura di questo "Baruch". Dalla prima canzone, "Coyote Versus Machete", il tono si fa disperato, ed esigente di attenzione, un post-metal sì alla Isis, tuttavia non suonato con il paraocchi (vedi tutti gli altri cloni della suddetta band, scioltasi ultimamente), che lascia intravedere rivendicazioni hc stile Converge.

In "Saloon Bizarre" si parte da un voce volutamente "sgolata" e altalenante per far scendere i downtempos in soluzioni melodiche assimilate grazie alle lezioni del collettivo The Ocean senza gli inutili giri progressive che snaturerebbero l'album. "The Statues" è dissonante, veloce, "Astro Zombies" atmosferica e nel suo prolungarsi scoppia in mille scintille luminose. La lunghissima "Baruch" è l'ultima delle otto metafore musicali, vengono aggiunte traccia per traccia le varie influenze per ricavarne un'unica e mastodontica favola, non potete non amare questa fatica, un susseguirsi di melodie e rintocchi su di un'onda di propagazione in modo alternato alta e intensa.

Non importa quale sia la vostra musica, dovete passare per questo "Baruch", una novità svizzera che come minimo darà un nuovo senso del bello a ciò che state ascoltando e a cui i più appassionati si innamoreranno al primo ascolto.

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