LEGACY OF EMPTINESS – Legacy Of Emptiness | Aristocrazia Webzine

LEGACY OF EMPTINESS – Legacy Of Emptiness

Informazioni
Gruppo: Legacy Of Emptiness
Titolo: Legacy Of Emptiness
Anno: 2011
Provenienza: Norway
Etichetta: Ketzer Records
Contatti: www.myspace.com/legacyofemptiness
Autore: Mourning

Tracklist
1. Possessed
2. Valley Of Unrest
3. Whispering Voices
4. Ringer Of Death
5. Cross The Sea
6. Onward!
7. Departure

DURATA: 40:00

LEGACY OF EMPTINESS - Legacy Of Emptiness I Legacy Of Emptiness sono la sorpresa che non ti aspetti, la formazione norvegese debutta in maniera diretta in questo 2011 con l’album omonimo, non è una novità una situazione simile ed è anche vero che il trio di musicisti coinvolti dietro tale progetto sia composto da tutt’altro che sconosciuti al mondo estremo. Sono Eddie Risdal ex dei V:28 e Kjell-Ivar Aarli, entrambi ex dei V:O:I:D e il primo ancora attivo negli Ancestral Legacy dove il secondo è stato di passaggio, band peraltro recensita dal nostro Insanity qualche mese fa, supportati dall’egregio lavoro del tastierista Øyvind Rosseland a tirare il carretto di una realtà che suona un symphonic black di gran classe.
Dopo la delusione dell’ennesimo disco targato Dimmu Borgir sempre più alla deriva, i francesi Malevolentia con “Ex Oblivion” mi avevano sollevato il morale, i norvegesi in questione riescono a fare anche di meglio, il sound è infatti decisamente più particolare e meno standard, il canonico sinfonismo black viene attraversato da influssi doomici, deatheggianti e deliranti avanguardistici che portano a galla una varia gamma d’influenze.
Se la band di Nagash è sicuramente fra i punti di riferimento e in “Valley Of Unrest” i fasti dei tempi che furono di quel combo riemergono, gli Arcturus non sono da escludere, ascoltate come si sviluppa la esaltante “Whispering Voices” e tali esempi arrivano ben dopo che una elegante, gelida e a tratti blastata “Possessed”, opener del platter, abbia già marchiato il territorio, strano ma azzeccato l’uso della fisarmonica nella sezione che porta a conclusione il brano.
“Ringer Of Death” pur accarezzando ancora l’ascoltatore con i fraseggi sinfonici si presenta maggiormente rude e scura, la decadenza, che attorno si stratifica a ogni passaggio, viene rincarata nella successiva “Cross The Sea” dalle ritmiche inizialmente allentate, quasi tendenti a rimembrare atmosfericamente aloni similari a quelli riscontrabili nel panorama doom per poi mutare in corsa accelerando improvvisamente con una sferzata grezza, andante e dilaniante prettamente black, concludendosi in un crescendo melancolicamente epicheggiante.
Non hanno paura di osare, è ovvio che in più di un frangente si percepiscano i rimandi agli act conosciuti e citati, è altrettanto vero che l’ingresso d’organo di “Onward!” è spiazzante, il pezzo però si fa ascoltare piacevolmente lasciando a “Departure” il compito di chiudere le danze con la sua breve durata e a un suono vichingo che segnala il capolinea col battere dei tamburi.
I Legacy Of Emptiness hanno sfornato un album di tutto rispetto, è da rilevare la prestazione particolarmente sentita e vocalmente pregevole di Risdal oltre al fatto di possedere un lavoro tastieristico ben orchestrato e una produzione targata Dan Swano che ha garantito al platter dei suoni limpidi ma potenti, il genietto svedese l’ha indovinata alla grande.
“Legacy Of Emptiness” è un gran debutto e consigliato per l’acquisto agli amanti del genere.