LEGIONARII – Disciples Of The State

 
Gruppo: Legionarii
Titolo:  Disciples Of The State
Anno:  2013
Provenienza:  Germania
Etichetta: Rage In Eden
Contatti: Sito Ufficiale
 
TRACKLIST

  1. Enter The Global Union
  2. Ordo Ab Chao
  3. The Inner Circle
  4. Aristocracy
  5. World In Flames
  6. The State
  7. Blood Of Millions
  8. Strength & Power
  9. The Titan
  10. Dominion (Lux Aeterna)
DURATA: 53:50
 

Uno "Stato" totalitario che controlla l'intero globo terrestre, dodici "Discepoli" misteriosi nella stanza dei bottoni dell'intero sistema che guidano il mondo e lo piegano al proprio volere, rendendo l'umanità una sola enorme forza-lavoro, controllata giorno e notte; un tredicesimo, "autorità suprema", a capo dell'intera piramide in un sistema fortemente gerarchizzato che riesce a sfuggire alla percezione degli abitanti del mondo, che non lo sentono come costrittivo, ma anzi amano e apprezzano, divorati da un feroce consumismo che li spinge a vivere senza pensare. Da questa distopia a cavallo fra Orwell e Huxley, per stessa ammissione dell'artista, prende forma "Disciples Of The State".

È l'album della maturità, l'album della conferma, l'album che suggella il percorso di crescita di Legionarii, che entra da parte sua di diritto fra le più interessanti realtà della scena martial-industrial. Un disco guerrigliero e potente, che si apre con una simbolica quanto significativa cavalcata delle valchirie e che fin dai primi minuti riesce a trascinare l'ascoltatore in un vortice di suggestioni marziali. È subito evidente l'accurato lavoro di ricerca sonora che sta dietro le quinte di "Disciples Of The State", il sound è ricco, sempre stratificato, pieno, a volte vicino al clima da colonna sonora "triariiano", a volte più affine alla dark ambient, ma mai banale, e soprattutto, cosa rara, mai troppo monotono all'interno dello stesso brano. Ogni traccia è strutturata con maestria, e sebbene ognuna abbia una sua struttura ben delineata, spesso si notano piccole variazioni all'interno della stessa che rendono più movimentato e coinvolgente l'andamento dell'opera nel suo complesso.

"Ordo Ab Chao" è travolgente, cori e archi s'innalzano e si rigettano a capofitto nell'oscurità, spianando la strada ai tamburi; "Aristocracy", enorme cardine concettuale e musicale dell'intera opera, non lascia superstiti, l'impasto sonoro non manca di nulla, le voci corali raggiungono il loro apice, le percussioni sono mine in detonazione, mentre in secondo piano i gerarchi continuano i loro discorsi. Intervallato da alcuni episodi più calmi e cupi come "The Inner Circle" e "Blood Of Millions", passando per la gloriosa "The State", in cui l'atmosfera magnificente si tinge di un colore apocalittico, quasi generando un clima da "The Umbersun" degli Elend, il disco giunge a "Strength & Power". Il pezzo più incalzante nel ritmo, una vera marcia di guerra, che lascia il passo a "The Titan", in cui la pomposità e l'animo da colonna sonora raggiungono nuovi apici. Resta solo "Dominion", che con i suoi violini lenti e distesi pare quasi un invito a fermarsi un secondo e riflettere sull'esperienza appena vissuta. Totalitaria, in tutti i sensi.

 

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