LELAHELL – Alif

 
Gruppo: Lelahell
Titolo: Alif
Anno: 2018
Provenienza: Algeria
Etichetta: Metal Age Productions
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TRACKLIST

  1. Paramnesia
  2. Ignis Fatuus
  3. Thou Shall Not Kill
  4. Ribat Essalem
  5. Adam The First
  6. The Fifth
  7. Insiraf / Martyr
  8. Litham (The Reach Of Kal Asuf)
  9. Parasits
  10. Impunity Of The Mutants
DURATA: 40:38
 

A dispetto di una campagna Indiegogo non proprio sfavillante, Redouane Aouameur è riuscito comunque a portare a termine i lavori per la registrazione di "Alif", secondo album dell'unica band death metal algerina riuscita a uscire quel tanto dai propri confini.

Dopo il convincente debutto di ormai quattro anni fa, l'ottima notizia è che questo secondo capitolo è nettamente migliore del suo predecessore sotto tutti i punti di vista: la musica dei Lelahell continua a essere ben suonata, ben registrata e ben prodotta, ma da parte di Aouameur c'è stato un salto di qualità a livello di scrittura, oggi più varia e personale che in passato, soprattutto grazie a un'ottima integrazione di parti più folkloristiche e tipicamente arabeggianti, tra cui alcuni veri e propri inserti di musica popolare algerina ("Ribat Essalam").

Ancora: Aouameur questa volta si è trovato a dover fare tutto da solo, o quasi, in sede di registrazione, poiché della formazione alle spalle di "Al Insane…" non è rimasto che lui, così che "Alif" lo vede alle prese (con ottimi risultati) con voce, basso e chitarre. L'unico apporto esterno è, però, di gran classe: il batterista assunto per queste sessioni di registrazione è nientemeno che Hannes Grossmann, il metronomo umano che scandì i tempi impossibili di "Epitaph" dei Necophagist e che recentemente ha fatto il suo ingresso negli Hate Eternal di Erik Rutan. Casomai ve lo steste chiedendo: sì, anche su "Alif" spacca i culi.

Con un colpo al cerchio e uno alla botte, i Lelahell hanno messo insieme un ottimo album death metal: vario, profondo e affascinante. Incazzato e scrupoloso allo stesso tempo, Redouane Aouameur è un appassionato vecchio stampo che arriva dalla gavetta e continua indefessamente a portare avanti la propria passione con enorme dedizione. Le influenze sono varie: si va dal death metal classico di Carcass e Death, già segnalati anni fa, a nomi questa volta più recenti; certi riff freddi e taglienti flirtano in modo sfacciato con il black dei Melechesh ("Litham"), prima di trasformarsi in un assolo e buttarsi a capofitto in territori ben più groove e moderni (Behemoth e qualcosina dei Nile).

Anche testualmente i Lelahell si confermano interessanti e ricchi di spunti degni di nota: "The Fifth" parla della quinta stagione (che qualcuno, tanto tempo fa, disse «di guerra e d'azione», e qui si potrebbe aprire una conversazione infinita sul dibattito culturale e sulle frontiere, ma fa niente), "Adam The First" sull'origine divina e biblica dell'uomo, però è "Ribat Essalam" a colpire di più:

«Just let ourselves be challenged (and) enriched by (the) existence of the other
(In our daily life,) let us be openly on the side of love, of forgiveness, of communion
In the face of (hate), revenge and violence, which are impacting us all now.
Let us believe in the gift of peace
Let us believe in the gift of peace, that each and every one of us carries within himself, for himself, for the whole world.
Whether it is (for us) source of joy, trust and perseverance in the bond that holds us.
How do we form ourselves for a real life of communion in fraternity?
».

Per tutti i deathster, i metallari e gli uomini del mondo.

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