LES CHANTS DU HASARD – Les Chants Du Hasard

 
Gruppo: Les Chants Du Hasard
Titolo: Les Chants Du Hasard
Anno: 2017
Provenienza: Francia
Etichetta: I, Voidhanger Records
Contatti:

Facebook  Bandcamp

 
TRACKLIST

  1. Chant 1 – Le Théâtre
  2. Chant 2 – Le Soleil
  3. Chant 3 – L'Homme
  4. Chant 4 – L'Enfant
  5. Chant 5 – Le Dieu
  6. Chant 6 – La Vieillesse
DURATA: 41:26
 

Il binomio composto da Metal e musica Classica o Neoclassica è stato sviscerato in svariate modalità; parlando di Black Metal nello specifico, artisti che vanno dai Profanum ai Bann, passando per Pensées Nocturnes e Goatcraft hanno tutti proposto una propria personale visione di questo (apparentemente) bizzarro ibrido. Les Chants Du Hasard si pone esattamente nel filone, dando vita — ancora una volta — a una particolare creatura.

Il debutto eponimo si presenta con un lavoro grafico realizzato da Jeff Grimal dei The Great Old Ones ed è suddiviso in sei brani che si ricollegano in buona parte all'idea dei già citati Profanum, ovvero suonare Black Metal senza l'uso di strumenti tipici del genere; tuttavia, laddove la band polacca faceva uso quantomeno di una batteria elettronica e di un basso, il francese Hazard rinuncia anche a questi elementi, limitando il lato estremo al comparto vocale e all'immaginario ricreato dalla propria musica.

"Les Chants Du Hasard" è il prodotto di un mondo distopico nel quale l'Inner Circle e le aberrazioni musicali legate a esso si sono sviluppate nel XIX Secolo. Se da un lato l'idea di Abbath nelle sue pose trve con un violoncello è quasi più grottesca della realtà, dall'altro si può dire che un Hellhammer ai timpani sarebbe stato interessante.

Tralasciando le nostre fantasie, Hazard cita tra le proprie influenze Mussorgsky, Prokofiev e Strauss per la parte classica, mentre Emperor, Ulver e Ved Buens Ende per quanto riguarda il comparto vocale. Scream e growl sono effettivamente gli unici elementi direttamente legati al mondo Black Metal, alternati però a un cantato pulito dai toni solenni. La teatralità delle voci — talvolta sovrapposte su più tracce — e i testi scritti in lingua madre esprimono le sei riflessioni esistenziali con il supporto dell'orchestra sintetica a gestire l'evoluzione emotivo della musica.

I suoni sinfonici sono più che accettabili: la loro natura artificiale è abbastanza evidente a un orecchio allenato, ma non tanto da intaccarne l'efficacia; anzi, in un certo senso, l'approccio da one man band rende il legame con l'immaginario Black Metal ancora più solido. Hazard sfrutta fiati, archi e quant'altro per creare composizioni drammatiche e costantemente intrise di una certa maestosità, a volte inquietante e misteriosa, altre più intensa ed esuberante; specialmente nel secondo caso, risulta fondamentale il supporto ritmico fornito non certo da blast beat e doppia cassa, bensì da timpani e percussioni marziali che riescono a rendere fortemente dinamici i brani.

L'unico vero neo di "Les Chants Du Hasard" riguarda alcune scelte di produzione che non assecondano pienamente le alternanze tra i picchi di intensità e i momenti di quiete, appiattendo così l'esperienza dell'ascoltatore. Sia chiaro, non stiamo parlando di problemi insormontabili, ma è lecito sperare in un'attenzione maniacale anche a questi dettagli, considerando la natura ambiziosa del progetto.

"Les Chants Du Hasard" non è sicuramente un album per tutti: è molto probabile che gli ascoltatori più intransigenti — sia della fazione classica che di quella metallica — considereranno questo lavoro come qualcosa di grottesco. Per certi versi lo è, tuttavia in un modo riconducibile al già menzionato Pensées Nocturnes, trovando forza esattamente nella propria bizzarria. Se dunque l'idea di una versione più legata al Black Metal dei primi Elend o un "Midnight In The Labyrinth" meno filthiano vi fa venire l'acquolina in bocca, la creatura di Hazard potrebbe essere pane per i vostri denti; se non altro, sarà una buona colonna sonora per Halloween.

Facebook Comments