Lilium Sova - Tunnel Du Soir | Aristocrazia Webzine

LILIUM SOVA – Tunnel Du Soir

Gruppo: Lilium Sova
Titolo: Tunnel Du Soir
Anno: 2022
Provenienza: Svizzera
Etichetta: Cold Smoke Records
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TRACKLIST

  1. 5:30 p.m.
  2. 6:40 p.m.
  3. 9:50 p.m.
DURATA: 26:35

Per celebrare i loro quindici (più uno) anni dalla fondazione nel 2006, gli svizzeri Lilium Sova tornano con l’EP Tunnel Du Soir, dopo averci regalato il meraviglioso Lost Between Mounts And Dales / Set Adrift In The Flood Of People nel 2016. Il gruppo strumentale di Ginevra ha acquisito quest’anno Sébastien Favez al piano e al sintetizzatore, il cui influsso va ad aggiungere un ulteriore strato alla ben già complessa struttura proposta. Per celebrare la ricorrenza inoltre arrivano (o ritornano) in supporto anche altri virtuosi musicisti come Michael Borcard al sassofono (già membro della band dalla nascita fino al 2012), Jamasp Jhabvala al violino e Bruno Silvestre Favez (aka EARTHFLESH) a occuparsi delle parti noise e drone.

Tunnel Du Soir è in sostanza un piccolo gioiello che incarna in sole tre tracce l’essenza della band. È un distillato del sound sperimentale, sporco e acido che ha sempre contraddistinto i Lilium Sova, a cui si aggiungono ulteriori influenze e contaminazioni, forse regalandoci addirittura una nuova chiave di lettura dell’intero repertorio della band. Per chi non avesse mai avuto la fortuna di conoscerla, non sarebbe assurdo procedere a ritroso da Tunnel Du Soir, passando dall’eccentrico Epic Morning del 2012, fino a Tripartite Chaos edito nell’ormai lontano 2008. Quale che sia l’approccio dell’ascoltatore, infatti, inevitabilmente si andrebbe a scoprire che ogni album riesce ad assumere la propria identità, pur gettando una nuova luce sugli altri lavori, sia precedenti che successivi.

Nella fattispecie, Tunnel Du Soir non è certo il lavoro più digeribile della discografia dei Lilium Sova, ma elegge a protagonisti alcuni elementi rimasti spesso in posizioni secondarie o dedicati ad altro ruolo nella complessità generale. Azzardando una categorizzazione, si potrebbe dire che il lato post-hardcore del gruppo si sia ridimensionato, lasciando quindi più spazio di espressione agli altri strumenti.

Analizzando il lavoro nello specifico, ne troviamo conferma sin dall’apertura “5:30 p.m.”, che funge da introduzione. Siamo accolti da note lontane, malinconiche e solitarie, sporcate da intensi rumori di fondo; questi elementi da soli già bastano a evocare le caratteristiche atmosfere nostalgiche e oscure dei Lilium Sova, pur essendo all’apparenza solo la cornice in cui si inquadra l’opera intera. A ulteriore dimostrazione del loro grandissimo talento compositivo, lo struggente e profondo leitmotiv di “6:40 p.m.” (la traccia centrale e più corposa dell’EP) è interpretato nientemeno che dal sassofono di Borcard e dal violoncello di Blazek, mentre tutta la parte ritmica di T. Cervi e C. Chal, normalmente massiccia e preponderante, resta volentieri in secondo piano. L’EP si conclude con “9:50 p.m.”, che suona cupa come un lungo addio. Suoni e rumori si fondono in un orizzonte unico, indistinguibile come una fitta nebbia all’interno della quale l’ascoltatore brancola, in attesa della luce di un mattino che forse non giungerà mai.

Tunnel Du Soir è in sostanza un prodotto maturato dalle precedenti sperimentazioni, a cui vanno ad aggiungersi alcune contaminazioni rese così affini da far appare il risultato come un’evoluzione naturale. Una nuova forma espressiva diversa da quella del passato eppure ancora autentica, come lo era sedici anni fa.