||| – Lines & Lands

 
Gruppo: |||
Titolo: Lines & Lands
Anno: 2016
Provenienza: Italia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. A Mirroring Sleep
  2. Line |
  3. Line | (Reprise)
  4. Line ||
  5. Line || (Reprise)
  6. A Sleeping Mirror
DURATA: 26:58
 

Negli ultimi mesi Aristocrazia ha visto passare sulle proprie pagine un personaggio della nostra Penisola che si sta facendo strada con le sue molteplici identità: prima le sonorità funeree de Il Vuoto, poi quelle nere e cascadiche di Chiral e ora tocca alla terza creatura.

Tre linee verticali rappresentano il nome di questo nuovo progetto, come indicato anche dalla custodia che proprio attraverso tre fessure parallele lascia intravedere il disco in essa contenuto; i colori sostanzialmente assenti e l'immaginario invernale mostrato dal comparto grafico non lasciano molti dubbi sul genere che andremo a trattare: Black Metal, ovviamente. Parliamo però della sua variante più vicina all'Ambient, talmente vicina ad esso che la componente atmosferica è di primaria importanza: della mezz'ora scarsa di musica qui proposta, meno di metà è infatti pienamente assimilabile al mondo metallico.

Tocca a "Line |" e "Line ||" mostrarci il lato più duro di questo disco, con un Black Metal che può ricordare una versione innevata di quanto già fatto con Chiral, specialmente per ciò che riguarda le chitarre: in alcuni momenti possiamo sentire qualche leggero richiamo al mondo Post- e talvolta compaiono anche gli elementi acustici e vagamente Folk che caratterizzavano "Night Sky"; tuttavia la differente natura di questa realtà traspare dalle scelte dei suoni maggiormente dedicate al freddo e all'inverno, tanto che nominare gente come Paysage D'Hiver non sarebbe del tutto fuori luogo, fermo restando che le produzioni dello Svizzero suonano molto più lo-fi. Lo scream sembra quasi soffocato dalla tempesta sonora delle sei corde, riesce ad emergere quanto basta per far sentire la propria presenza ed è una soluzione senza dubbio azzeccata, in quanto rende l'ascolto meno ripetitivo senza spezzare eccessivamente l'atmosfera.

La temperatura sembra scendere ulteriormente nelle fasi Ambient, penso ad esempio alle tracce di apertura e di chiusura che potrebbero benissimo fare da sottofondo a una notte di dicembre: tappeti di tastiere cupi e misteriosi accompagnati da un vento gelido sono in sostanza tutto ciò che costituisce questi due brani. Altrettanto fredda, seppur in modo diverso, la versione spogliata degli elementi metallici di "Line |", in cui sono suoni molto più distorti a farla da padrone.

Al di là di piccolezze quali una batteria fin troppo meccanica in qualche frangente, il vero problema che sorge durante l'ascolto è la mancanza di un senso di completezza: lo chef ha in mano tutti gli ingredienti necessari alla sua ricetta, ma è come se al momento di creare il piatto non riuscisse ad amalgamarli nel modo giusto e il risultato non raggiunge le aspettative. In sostanza è un po' quello che succedeva in "Abisso" di Chiral, dove idee più che buone talvolta perdevano efficacia a causa di uno sviluppo non adeguato delle varie componenti e della loro unione.

Già una volta questo musicista ha saputo stupirmi in positivo con la sua capacità di evolversi, non vedo quindi perché non aspettarmi qualcosa di più interessante anche dal futuro di questo progetto. Per il momento abbiamo un debutto tutto sommato gradevole e sopra la media, ma che mostra chiaramente la volontà di trovare la strada giusta e di andare molto più in alto.

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