Lingua Ignota - Sinner Get Ready

LINGUA IGNOTA – Sinner Get Ready

Gruppo:Lingua Ignota
Titolo:Sinner Get Ready
Anno:2021
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Sargent House
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TRACKLIST

 

  1. The Order Of Spiritual Virgins
  2. I Who Bend The Tall Grasses
  3. Many Hands
  4. Pennsylvania Furnace
  5. Repent Now Confess Now
  6. The Sacred Linament Of Judgment
  7. Perpetual Flame Of Centralia
  8. Man Is Like A Spring Flower
  9. The Solitary Brethren Of Ephrata
DURATA:55:55

Non mi è capitato spesso di avere a che fare con artisti la cui vita privata ed espressione artistica fossero intrecciate a tal punto da sovrapporsi enormemente. Kristin Hayter, aka Lingua Ignota, è un fulgido esempio di come il vissuto di una persona possa essere esorcizzato tramite una produzione viscerale e personale.

Kristin di certo non è una con cui la vita è andata per il sottile: dal bullismo nella nativa California alle varie relazioni con annessi abusi psicofisici, il suo status di survivor è stato il combustibile per una carriera che già in ambito accademico non voleva saperne di scendere a compromessi e di andare per il sottile a sua volta. La connessione estremamente intima tra Lingua Ignota — locuzione che indica una lingua artificiale creata nel Medioevo dalla monaca e mistica tedesca Ildegarda di Bingen — e la sua musica è già evidentissima dalla sua tesi magistrale, Burn Everything Trust No One Kill Yourself: un manoscritto di diecimila pagine, a occhio e croce l’equivalente del suo peso corporeo, in cui esempi di misoginia in musica sono correlati alle documentazioni delle sue esperienze da vittima di abusi tramite il modello della catena di Markov. Per non farsi mancare nulla, parte della presentazione prevedeva un video con materiale relativo ad Aileen Wuornos e scene di edifici in fiamme. Oh well.

Proprio da questa tesi Kristin prende a piene mani per il disco di debutto del 2017, Let The Evil Of His Own Lips Cover Him, seguito a stretto giro di posta dal devastante All Bitches Die, composto da murder ballad sui generis e basato a grandi linee sul libro When Battered Women Kill, uno studio su donne vittime di violenza che hanno ucciso i rispettivi mariti. Impossibile da inquadrare in un genere, quest’ultimo è un mix di musica classica (Hayter è un soprano), noise, black metal, industrial e altre cose intimidatorie, che verrà chiaramente ripreso — seppur in maniera più raffinata dal punto di vista strumentale — sul successivo Caligula due anni dopo. Meno industrial e più spazio alle influenze neoclassiche di Hayter, per un disco di un’intensità rara che continua a essere la voce delle tante vittime di abusi, proprio come la lingua ignota medievale era la manifestazione di Dio per mezzo dell’uomo.

Preparati, o peccatore

Pur professandosi atea, è evidente come Lingua Ignota sia affascinata dalla cristianità, avendo alle spalle un’educazione primaria in una scuola cattolica e un successivo riavvicinamento all’aspetto iconografico. Sinner Get Ready, primo disco su Sargent House, calca tantissimo la mano su questo fronte e dona al disagio interiore di Hayter una nuova veste, quella del fanatismo religioso e della cultura degli Stati Uniti rurali: un album ispirato dalla vita nei centri più isolati della Pennsylvania, dove Kristin risiede attualmente e dove le congregazioni, i predicatori e — negli ultimi anni — il trumpismo hanno trovato terreno fertile nelle menti dei locali.

C’è da dire che, al primo ascolto, Sinner Get Ready spiazza. Gran parte di ciò che conoscevamo di Lingua Ignota non c’è più: è un lavoro molto più pacato nella forma, ricco di elementi folk e altri presi dalla musica ecclesiastica, inoltre introduce strumenti tipici della regione degli Appalachi. Ciò che è rimasto è l’abrasività nei testi e nella voce, che sia rabbiosa, solenne o delicata a seconda della necessità, anche a pochi versi di distanza come in “I Who Bend The Tall Grasses”, una sorta di rosario-preghiera dei fedeli su una base di organo e scampanellii vari.

Non è un azzardo affermare che Sinner Get Ready possa essere il miglior disco di Lingua Ignota a oggi: è un’opera che, come già detto, rompe con il passato e ricostruisce a partire dalle tematiche cardine di Hayter, questa volta coniugate con una serie di topoi del cristianesimo integralista come il senso di colpa quale condizione necessaria per l’essere umano, l’espiazione e la redenzione attraverso il dolore.

Un’immersione nelle campagne della Pennsylvania

Tutto ciò è narrato tramite una scaletta estremamente site-specific, intrecciando la sua esperienza con fatti, leggende e figure della Pennsylvania: “Repent Now Confess Now” e le incitazioni al pentimento degli Amish, “The Order Of Spiritual Virgins” e “The Solitary Brethren Of Ephrata” con i loro riferimenti al monastero e alla confraternita del comune omonimo. O ancora “Perpetual Flame Of Centralia”, l’incendio che brucia dal 1962 sotto quella che ormai è una città fantasma, o in altre parole il sangue di Cristo che lava da ogni peccato: allegorie che trovano espressione in musica accompagnate dal banjo, dal pianoforte o da orchestrazioni varie, con un carico emotivo sempre devastante.

Il picco assoluto si trova nel primo e commovente singolo “Pennsylvania Furnace”: la stessa Kristin, descrivendo su Instagram il disco appena terminato, ne ha scritto come «tutti piangono alla quarta traccia». Il testo fa riferimento a una leggenda ottocentesca secondo cui un fabbro gettò il proprio cane in una fornace, il quale tempo dopo tornò ad apparirgli come presagio di morte e simbolo del giudizio divino. A tener testa a questa magistrale composizione, il bellissimo video filmato e prodotto in toto da Hayter con la sua maniacale attenzione per l’estetica e i dettagli.

Il terzo album di Lingua Ignota è un tassello fondamentale e in cui tanti possono rivedersi: un inno al lasciar andare il peso che grava sulle proprie spalle, senza dimenticare la propria essenza. Sicuramente inaspettato visti i suoni impegnativi a cui ci aveva abituati, ma già dopo i primi ascolti ci si rende conto di quanto sia una progressione naturale per un’artista che ha tantissimo da dire, e lo dice vivendo a 360° la sua arte.

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