LITURGY OF DECAY – First Psalms (Psalms Of Agony And Revolt – First And Early Shape)

 
Gruppo: Liturgy Of Decay
Titolo:  First Psalms (Psalms Of Agony And Revolt – First And Early Shape)
Anno: 2016
Provenienza: Francia
Etichetta: D-Monic
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TRACKLIST

  1. Mental Damage
  2. Symphony Of Curses
  3. Suffering The Idyll
  4. Suffering The Ideal
  5. Dispossessed
  6. The Temptation Of Being
  7. The Last March
  8. Tales Of Betrayals
  9. Tristiana
  10. Dolores (My Lonely Failure)
DURATA: 55:37
 

La nostra webzine è sempre stata caratterizzata dalla scelta di recensire (quasi) esclusivamente lavori in formato fisico, perfettamente motivata nell'articolo "Apologia Del Supporto Fisico" di M1. Nonostante questo nostro modo di operare sia rimasto assolutamente invariato, è innegabile che i casi per cui vale la pena fare un'eccezione esistano; ebbene, il disco di debutto dei Liturgy Of Decay è uno di questi casi.

Mettere temporaneamente da parte la nostra ideologia è fondamentale per non avere pregiudizi nei confronti di una scelta non dettata dalla mera comodità dei file MP3, quanto da una necessità derivata dalla volontà di creare un prodotto che non sia una semplice raccolta di brani; oltre alle dieci tracce, "First Psalms" contiene infatti un manifesto di ben ventitré pagine in cui viene esplicato il pensiero alla base del progetto e un'applicazione realizzata appositamente per accompagnare la musica con un comparto visivo d'effetto. Avrete capito che stiamo parlando di un'opera ambiziosa e che per essere completata sostanzialmente dalla sola mente di Iokanaan — con vari elementi di supporto susseguitisi nel tempo — avrà sicuramente richiesto un notevole tempo, come testimoniato dal PDF di presentazione che è stato iniziato nel lontano 2007.

Voglio partire proprio dal manifesto per togliermi subito un sassolino dalla scarpa: c'era davvero bisogno di riempire la spiegazione con giri di parole interminabili, metafore che si intersecano l'una con l'altra e quant'altro per il puro gusto di far apparire il testo altisonante e solenne? Per carità, senza dubbio i concetti ci sono e meritano anche di essere approfonditi per comprendere il lavoro, ma a mio parere sono talmente dispersi all'interno di lunghissime perifrasi che si fa una fatica immensa a seguirne il flusso logico; la critica quindi non è riferita ai contenuti, bensì alla modalità con cui sono stati espressi. D'altro canto, devo però ammettere che la sensazione di leggere un testo sacro è presente, per cui non riesco a condannare del tutto questa scelta, pur ritenendola comunque applicata in maniera esagerata. Fatta questa premessa, le tematiche trattate riguardano il ritorno dell'essere umano alla luce tramite la sublimazione del sé e il rifiuto dei limiti imposti dalla società, da cui è necessario prendere le distanze per non piombare nell'oscurità che pervade il mondo attuale; so di aver commesso l'errore opposto a quello che ho appena lamentato — ovvero l'eccessiva semplificazione — ma per motivi di spazio e tempo sono costretto a rimandarvi alla lettura del testo originale nel caso voleste approfondire.

Veniamo dunque all'album in sé, nel quale comprenderò anche il lavoro visuale in quanto è strettamente legato alla musica. Il sound dei Liturgy Of Decay è indubbiamente particolare: profondamente gotico nella sua essenza, fatto di un connubio tra luci e ombre ispirato dal Metal di realtà quali Tiamat e Moonspell, dal Rock di The Sisters Of Mercy e Bauhaus e dalla Darkwave dei Dead Can Dance, con un modo di fare che in qualche occasione tira in ballo anche i The Cure; un mix che mi ha portato alla mente i Deviate Damaen per la teatralità drammatica e spirituale derivata da sonorità legate ad ambienti religiosi che incontra l'energia di generi per propria natura possenti e cupi, inglobando inoltre elementi elettronici e ponendo come ciliegina sulla torta una prestazione vocale pregna di passione. L'organo da chiesa, presenza decisamente importante, viene quindi accompagnato da chitarre aggressive e da una batteria meccanica e sintetica che scandisce tempi mai eccessivamente veloci, eppure in grado di fornire una forte dinamicità ai pezzi; ci si rende conto fin da "Mental Damage" dell'intensità della proposta, che acquista maggiore valore grazie alle animazioni in cui colori vivaci si uniscono all'oscurità in intrecci di immagini naturalistiche e architetturali. Per farvi un'idea vi consiglio di dare un'occhiata al video di "Tristiana", nel quale potrete notare i giochi di luce e tonalità che seguono l'andamento della musica, un'idea ben congegnata che riesce a offrire un'altra dimensione al disco.

Iokanaan è sicuramente in grado di variegare la proposta, ad esempio inserendo talvolta sensazioni mediorientali come nella maestosa "Suffering The Idyll" e in un certo senso anche nella sua successiva, caratterizzata inoltre da melodie non troppo distanti da certi Cradle Of Filth; "The Temptation Of Being" si distingue invece per i ritmi ballabili, mentre la conclusiva "Dolores" presenta connotati più tragici e liturgici. In un tripudio di sintetizzatori che — come accadeva in passato — non hanno bisogno di nascondere la propria natura artificiale e sei corde che al contrario sfruttano al meglio le potenzialità di uno strumento reale, l'elemento costante rimane la voce dell'artista: quasi costantemente pulita e cristallina, in grado di rendersi più aggressiva solo quando necessario, ma comunque sempre contraddistinta da un'intensità e da una passionalità enfatizzate dal riverbero e adeguate alle parole che scorrono insieme alle animazioni, sfoggiando qualche volta l'uso del latino a rendere il tutto ancora più solenne; pezzi quali "Symphony Of Curses", "Tales Of Betrayals" e "Mental Damage" colpiscono specialmente per questa peculiarità, con una particolare nota di merito infine a "My Lonely Failure", sorta di traccia fantasma.

Inutile sottolineare che per vari motivi "First Psalms" non è un album come tanti altri e pertanto richiede una certa attenzione per poter essere goduto al meglio; piccole chicche come l'aspetto grafico prettamente gotico del lettore — che potete vedere in copertina — non fanno che confermare il grande lavoro minuzioso dietro questa opera, della quale peraltro dovrebbe arrivare una versione alternativa in futuro. Se siete alla ricerca di musica in grado di essere personale in un panorama Gothic che troppo spesso si adagia sui soliti stereotipi, i Liturgy Of Decay possono essere sicuramente un'ottima scelta.

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