LIVIDITY – Perseverance

Gruppo:Lividity
Titolo:Perseverance
Anno:2018
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Metal Age Productions
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TRACKLIST

  1. Kill Then Fuck
  2. The Pussy Horde
  3. Meat For The Beast
  4. Cumming With Labial Pulp
  5. Whore Destroyer
  6. Bitch Cunt Fuck
  7. Violated In The Vatican
  8. Parasitic Infestation
  9. Something’s Dead
  10. Tampered Flesh
  11. Pussy Lover-Salvation
  12. Perverseverance
DURATA:34:59

C’è il #metoo, c’è la lotta per il superamento della disuguaglianza di genere e poi ci sono i Lividity. Tra i primi a sfottere beatamente il gentil sesso in un turbinio brutal death, Dave Kibler e compagni mancavano l’appuntamento con un nuovo album in studio dall’ormai lontano 2009, ma a quanto pare questo tempo è servito per mettere insieme un lavoro ispirato e divertente. Per divertente che possa essere un album volutamente misogino, irrispettoso e 101% cafone, va da sé. Insomma, se non ti dà fastidio che un disco si apra con la solenne dichiarazione (rigorosamente espressa da una voce femminile) «No means yes, yes means anal», allora puoi prendere in considerazione l’ascolto di Perseverance.

A onor del vero, non è che ci sia poi molto di più da dire di un album dei Lividity, tuttavia va riconosciuto ai veterani dell’Illinois che questa mezz’oretta passata a rimbalzare da un riff grosso come un dirigibile a un «Suck it for God!» (“Violated In The Vatican”) finisce per essere un ottimo inno al cattivo gusto e al politicamente scorretto. Tra l’altro, con assoli divertenti e dal gusto molto rétro, che lasciano trasparire senza margine di errore l’origine novantiana di questa bestia becera e disgustosa. Menzione d’onore per la copertina di Daemorph, tanto derivativa quanto di impatto, con la solita orgia di demoni, ma un poeticissimo crepuscolo sullo sfondo.

Bisogna poi riconoscere al quartetto una certa creatività, perché i dodici brani di Perseverance mettono in mostra un ventaglio di possibilità per fare a pezzi la malcapitata di turno e deturparne i resti — o deturparla prima e farla a pezzi poi, non che per questi faccia differenza — davvero encomiabile. Bello il tocco di fino dato dalla title track posta al termine della scaletta: dopo tutte le violenze, gli omicidi, gli insulti e la fellatio coercitiva, il protagonista si scioglie (o esplode, l’immagine non è chiarissima) e risorge dalle proprie ceneri come bestia di un qualche girone infernale.

Niente di nuovo sotto il sole, ma se volessi ascoltare qualcosa di nuovo mica leggeresti di un album brutal death di un gruppo in giro da un quarto di secolo, quindi va bene così.

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