LOTHORIAN – Welldweller

 
Gruppo: Lothorian
Titolo:  Welldweller
Anno: 2013
Provenienza: Belgio
Etichetta: Acid Cosmonaut Records
Contatti: Bandcamp
 
TRACKLIST

  1. Witchhunt
  2. Welldweller
  3. Atmosphere
  4. Doomsday Calling
  5. Cult
  6. Shallow Ground
DURATA: 30:02
 

Ho già sentito qualcuno lagnarsi e dirsi saturo del gran numero di uscite degli ultimi anni che affondano le radici nel Doom, ma francamente a me viene davvero difficile capire il motivo di tali lamentele: per quanto mi riguarda, più ce n'è e meglio è! Mi trovo dunque qui a parlarvi con piacere dei Lothorian, giovane formazione belga che, grazie all'etichetta nostrana Acid Cosmonaut Records, ha fatto uscire l'EP "Welldweller", seconda prova in studio dopo una demo di debutto nel 2011.

Veniamo introdotti in tale parto discografico dalla strumentale "Witchhunt", la quale ci immerge in quell'infido pastone musicale formato da Sludge, Stoner e Doom con nomi quali Sleep, Iron Monkey, Bongzilla, Electric Wizard e via dicendo a fare da punti di riferimento: avrete ormai dunque compreso che ciò che ci aspetta è un faccia a faccia con macigni oppressivi sgorganti da una fonte densa, lenta e macilenta, con un'espressione musicale inquietante e greve che ribolle di impietosa pece. Pezzi come "Welldweller", "Doomsday Calling" e "Cult" espongono uno splendido riffing gonfio e gravido di pulsioni nere, atmosfere grasse in salsa Doom e una voce estraniata che reclama quasi le sembianze di un liquido denso e colloso che pare fluire dai margini di una dimensione assolutamente aliena.

I Lothorian ci portano al confronto con un viscoso magma sfiancante, negativo e nocivo, un magma che cola sulla frastagliata superficie della nostra sanità mentale; le chitarre dilaniano, straziano e tagliano con il loro incedere caustico, risucchiano ogni forma di vita con il loro letale e inarrestabile passaggio e divengono un fiume di resti organici, di malattia e di morte ormai esondato dalla sua infernale sede con l'unico scopo di ardere ed infettare il globo intero.

Con "Atmosphere" e "Shallow Ground" assistiamo anche all'intrusione di lievissimi sentori "psichedelici", ma non crediate siano momenti piacevoli: il processo di annerimento infinito dei riff cadenzati di sabbathiana memoria riprende presto il sopravvento e un turbinio di neuroni, ormai impazziti e sfiancati, rimbomba nel nostro cranio, al cui interno non vi è più alcunché di sano.

Ottima prova per i ragazzi belgi che dimostrano un'ennesima volta quanto codesto tipo di panorama musicale sia florido (nonostante quest'ultimo non sia un aggettivo particolarmente adatto al contesto) e ricco di qualità. Davvero un biglietto da visita esemplare per i Lothorian che, a questo punto, dovranno assolutamente essere seguiti e tenuti d'occhio con molta attenzione: spero davvero di sentirli presto di nuovo all'opera, magari con un album intero, e sono sicuro che in quel momento non faranno altro che asfaltarci a dovere, ancora una volta!

Facebook Comments