"Gramarye" è il libro magico dei Lotus Thief

LOTUS THIEF – Gramarye

Gruppo:Lotus Thief
Titolo:Gramarye
Anno:2016
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Prophecy Productions
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TRACKLIST

  1. The Book Of The Death
  2. Circe
  3. The Book Of Lies
  4. Salem
  5. Idisi
DURATA:43:20

Aristocrazia è una webzine di appassionati per appassionati, e non avendo una redazione vasta come quella del New York Times succede che ci perdiamo per strada molta bella musica, ma troviamo anche il modo di rimediare, sfruttando magari l’imminente uscita di un nuovo album della stessa band. È il caso dei Lotus Thief, che a gennaio pubblicheranno il loro terzo lavoro per Prophecy Productions, Oresteia, e che nel 2016 tirarono fuori dal cilindro Gramarye, un’opera quasi monumentale.

Monumentale perché, esattamente come fecero con il debutto Rervm, ispirato al De Rerum Natura di Lucrezio, i Californiani tornano a fare metallo parlando lingue antiche e, talvolta, pure morte: Gramarye in inglese antico significa libro di stregoneria e contiene la messa in musica di ben cinque testi magici la cui origine va dall’antichità ai giorni (quasi) nostri. Cinque invocazioni a base di violenza black metal, fraseggi post-rock, tappeti dark ambient e ritualismi doom, per un risultato complessivo più eterogeneo e variegato rispetto a Rervm, e forse per questo meno standard — pur nella sua stranezza — e più convincente.

“The Book Of The Dead” si apre interrogativa («Open unto me? / Who then art thou? / Whither goest thou? / What is thy name?»), come una seduta spiritica di cui non conosciamo ancora le possibili evoluzioni; queste ultime non tardano ad arrivare in un brano che fa della forma-canzone il suo punto di forza e ci prende con la sua mano mummificata fino alla potente conclusione («I am he who sendeth forth terror / Into the power of rain and thunder / Lake of Osiris»). Un viaggio nell’immaginario degli antichi che comincia in Egitto e prosegue sull’altra sponda del Mediterraneo con “Circe” e l’inquietudine e le suppliche di Ulisse; il pezzo è ossessivo e cadenzato, attestandosi come uno dei più doom tra i cinque, una fuga dall’isola di Eea appena prima di ritrovarci, ancora una volta, abbracciati (d)al male. “The Book Of Lies” è una rilettura crowleyana e individualistica degli Incantesimi di Merseburg, gli unici testi magici in alto tedesco antico giunti fino a noi; il brano è complesso ma ci tiene in tensione costante fino alla corsa funambolica del crescendo posto in chiusura. “Salem” è un ritorno all’immaginario sulfureo appena accarezzato da “Circe”, e a un doom un po’ psichedelico e un po’ spaziale che permea anche la conclusiva “Idisi”: ancora Merseburg e quindi ancora mitologia germanica, le Idisi sono figure femminili invocate per bloccare o perlomeno intralciare i nemici in battaglia; il disco si chiude con un’ennesima evasione, questa volta da lacci che imprigionano («Some loosed the bonds of the brave / Leap forth from fetters: escape»).

Gramarye è un lavoro pieno di fascino, in cui i Lotus Thief giocano abilmente tanto coi linguaggi fatti di parole quanto con quelli fatti di note, e che riveste di attesa questa sorta di calendario dell’avvento che ci separa dall’uscita di Oresteia (il 10 gennaio dell’anno prossimo) e dalla partecipazione della band al prossimo Roadburn.

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