LUCIFER’S FALL – Tales From The Crypt

Gruppo:Lucifer’s Fall
Titolo:Tales From The Crypt
Anno:2018
Provenienza:Australia
Etichetta:Sun & Moon Records
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TRACKLIST

  1. Trapped In Satan’s Chains
  2. Dirty Shits
  3. Unknown Unnamed
  4. Deceiver
  5. Die Witch Die
  6. Death Of The Mother
  7. Cursed Priestess [rehearsal]
  8. Damnation [rehearsal]
  9. The Mountains Of Madness [rehearsal]
  10. (Fuck You) We’re Lucifer’s Fall
  11. Cromwell [cover Reverend Bizarre]
  12. Stand Up and Fight [cover Exciter]
  13. Angel Witch [cover Angel Witch]
DURATA:61:37

Non avevo idea di chi fossero i Lucifer’s Fall prima che Sun & Moon mi facesse recapitare questo Tales From The Crypt. Salta fuori che si tratta di una band australiana, di Adelaide, che fa capo a Philip “Deceiver” Howlett, polistrumentista nientemeno che ultracinquantenne. A quanto pare la sua avventura nel fantastico mondo del metallo è iniziata piuttosto tardi, nel 2005, con un progetto chiamato Rote Mare, che dopo qualche anno, qualche demo e qualche album ha chiuso baracca, salvo riprendere vita con identici membri a nome Lucifer’s Fall.

Nell’arco di pochi anni la formazione è stata completamente rinnovata e, dal 2013 a oggi, il gruppo ha prodotto due album e mezza tonnellata di split, demo ed EP. Tales From The Crypt è una pubblicazione che si propone proprio di fare ordine in mezzo a questo marasma e di raccogliere tutto il materiale che gli australiani hanno rilasciato al di fuori degli album principali, in tirature limitate e di più che scarsa reperibilità (si parla di 7’’ stampati in 20 copie, tanto per dare un’idea).

Da un lato, quindi, una compilation di brani sparsi non è forse l’idea migliore per approcciare i Lucifer’s Fall, ma dall’altra, attraverso tante canzoni provenienti da momenti e contesti diversi, ci si può fare un’idea abbastanza precisa del sound e del percorso di Deceiver e dei suoi. E il percorso è quello dell’heavy e del doom classico: Pagan Altar, Cirith Ungol e soprattutto Witchfinder General privi di qualsiasi pulizia, accelerati e ricoperti di carta vetrata.

Il fatto che alcuni di questi pezzi siano stati registrati in sala prove e in presa diretta dà una ruvidità e una spontaneità notevoli al disco, che tuttavia non può (né vuole, d’accordo) essere altro che un passatempo, un interludio leggero tra ascolti più impegnati. Anche se “Angel Witch”, nonostante i quasi quarant’anni e la registrazione in uno scantinato con il microfono della Fisher-Price, riesce a essere sempre impressionante.

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