Luctum - Ashes Of The Titans

LUCTUM – Ashes Of The Titans

Gruppo:Luctum
Titolo:Ashes Of The Titans
Anno:2020
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Morbid Chapel Records
Contatti:Facebook  Bandcamp
TRACKLIST

  1. Neglect
  2. Dithyrambic Awakening
  3. Fortress Of Avarice
  4. Kronos Devouring His Son
  5. Theriomorphic Divinations Of Heiress Nocturna
  6. The Rotting House
  7. Feeding On The Flesh Of A Memory
DURATA:41:14

Quintetto di Portland a base di membri di Uada, Ænigmatum e Sempiternal Dusk, i Luctum esistono sulla carta fin dal 2014, ma è solo nel 2020 che arrivano al debutto discografico con questo Ashes Of The Titans su Morbid Chapel Records. Una gestazione lunghissima, quindi, quella di questo primogenito frutto del male, le cui radici storiche sono tutte da cercare proprio nel Nordovest americano, dove il black metal atmosferico ha trovato una casa accogliente affacciata sul Pacifico.

Con “Neglect” Ashes Of The Titans si annuncia tetro, pastoso e senza quasi alcun accenno di modernità. Si sente la Norvegia, soprattutto, ma è una sensazione che il più delle volte sfuma in fretta in favore delle origini americane del gruppo: prendo a esempio già la successiva “Dithyrambic Awakening”, che ricorda molto e non poco le gesta di Judas Iscariot. I riferimenti culturali dei Luctum sono palesi anche nei passaggi più atmosferici e lenti, così lenti che talvolta sembra di trascinare un corpo su per una scala, salvo cascare dall’altra parte quando il ritmo si fa più sostenuto.

Lo stacco mitologico con accenni di cannibalismo di “Kronos Devouring His Son” si risolve (si fa per dire) in quasi quattro opprimenti minuti di tastiere e pianoforte, necessari a preparare il terreno per la corrotta “Theriomorphic Divinations Of Heiress Nocturna”: mano nella mano con una donna morta si scende in un abisso fatto di disperazione e di anime invasate, ebbre di malvagità. La stessa che pervade “The Rotting House” e il suo andamento da processione che in breve sfocia nella follia non filtrata di voci dannate, in un crescendo acido che rende allucinatoria anche la finale “Feeding On The Flesh Of A Memory”.

Si sono presi parecchio tempo, ma i Luctum hanno saputo mettere in piedi un disco piacevole, magari un filo troppo normie, ma comunque autenticamente maligno. Ashes Of The Titans fa al caso degli appassionati di black americano in cui la parte atmosferica non è piaciona a tutti i costi, ma anzi è ben bilanciato fra Vecchio e Nuovo mondo.

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