LUDI OSENI – Vosstanie

 
Gruppo: Ludi Oseni
Titolo:  Vosstanie
Anno: 2012
Provenienza:   Russia
Etichetta: Stygian Crypt Productions
Contatti: Sito ufficiale
 
TRACKLIST

  1. Intro
  2. Vosstanem
  3. Temnaya Reka
  4. Seroe More. Vechno.
  5. Vecher
  6. Sogrey
  7. Belizna
DURATA: 42:47
 

Seguire uno qualsiasi dei panorami musicali che formano l'ampio e sfaccettato mondo metal è stata sempre una cosa complicata, vuoi per il numero d'uscite divenuto di anno in anno più elevato, vuoi per la non reperibilità di molte di esse, anche se grazie a Internet quest'ultimo fattore è stato alquanto ridimensionato. Capita così d'imbattersi in dischi veramente piacevoli più per caso che per chissà quale scelta oculata, arrivando quindi all'ascolto in ritardo rispetto alla loro uscita: è questo il caso di "Vosstanie" dei russi Ludi Oseni.

La formazione nella quale militano gli ex Autumn Yuri "Rottor" Ketov (chitarra e voce) e Ludmila Emeliashina (voce) è giunta al debutto nel 2012 con "Vosstanie", un esempio classico di gothic-doom malinconico ed elegante che si rifà alla scuola dei My Dying Bride e dei Funeral, mentre nomi come The Sins Of Thy Beloved e Silent Stream Of Godless Elegy potrebbero venirvi in mente a completamento di un quadro sonoro deciso a esaltare la componente atmosferica del genere.

A rappresentare il biglietto da visita migliore delle canzoni ci sono il fascino del violino (nel pre-finale di "Vosstanem"), le cadenze ritmiche alle volte al limite col tribale (nell'incipit del disco con la strumentale "Intro"), le melodie agrodolci e sognanti che acquietano l'animo, opera dell'acustica sempre più che presente (nell' intermezzo "Vecher"), e l'esecuzione canora dai toni drammatico-poetici, che schiarendosi talvolta abbandona il growl in favore di un'interpretazione perlopiù evocativa e sussurrata, per certi versi molto Sentenced (in "Temnaya Reka").

Non saranno la pesantezza né l'oscurità a circondarvi: è un grigiore delicato e carezzevole quello che ammanta le tracce, acquisendo una veste perlacea più o meno lucente e capace di assecondare le voglie espresse dalle sensazioni in esse racchiuse. Questo "Vosstanie", preso con le pinze, lo si potrebbe paragonare per qualità, soprattutto per ciò che concerne l'ambito emotivo, a "Damnation" degli Opeth: è uno di quei lavori che ti entra dentro sin dal primo istante o che rischi di odiare sino alla fine dei giorni, in quanto molto più lento e "sdolcinato" rispetto a quanto sfornato al tempo da quella band.

Per quanto le chitarre elettriche siano partecipi e diano il loro contributo alla causa, a esempio in "Seroe More. Vechno." pare riescano ad aprirsi una breccia all'interno del sound cullante venendo però improvvisamente risucchiate, per quanto ogni tanto il registro vocale s'inasprisca, fornendo carattere e un minimo di rocciosità alla proposta in "Sogrey", in quest'opera dei Russi è quasi egocentrica e dominante la posizione assunta da fattori quali "candore" e "beltà", che s'impongono senza via di mezzo, chiudendo il sipario con l'incantevole "Belizna".

"Vosstanie" non è un capolavoro, ma possiede degli sprazzi di lucidità fulminanti. I Ludi Oseni difatti avrebbero potuto fornire al disco una produzione più corposa e le melodie alle volte pare si perdano nel tentativo di sedurre, lasciandosi andare a quell'atteggiamento esageratamente languido che le indebolisce. Seppur difettosa tuttavia questa loro prima opera si fa ascoltare e riascoltare, portandomi a sperare in un secondo album più affinato e magari in grado di conquistare del tutto la mia fiducia. Per questi motivi ritengo che la band sia da conoscere, certamente al momento non è da inserire nella lista delle priorità, però rinchiuderla in un cassetto rischiando così di dimenticarsene sarebbe un peccato.

Facebook Comments