Improvvisazione e sofferenza nel gothspel di Lupe

LUPE – Burn

Gruppo:Lupe
Titolo:Burn
Anno:2019
Provenienza:Grecia
Etichetta:Alcyone Records
Contatti:Facebook  Bandcamp
TRACKLIST

  1. The Door
  2. Burn My Desire
  3. Why
  4. Dedicated Rain
  5. Have You Ever
  6. Cold Surrender
  7. Timeless
  8. She’ll Burn The Dawn
  9. Till That Day
  10. Burned Down
DURATA:49:02

Lupe è il progetto solista di Michalis Latousakis, cantante della band hard-gothic rock greca Mosquito, creato come mezzo di pura espressione delle proprie emozioni. L’album di debutto uscito l’anno scorso non lascia dubbi sulla natura fortemente personale di questa realtà.

Le dieci tracce di Burn sono ispirate all’intero mondo dark, sfruttandone svariati elementi che vanno da quelli più elettronici come i sintetizzatori di “Burn My Desire” alle tendenze vicine al rock della chitarra elettrica che appare qua e là; tuttavia, il musicista sembra prediligere gli aspetti più atmosferici, con una forte presenza degli archi e del pianoforte. Ritmi costantemente cadenzati, melodie tristi o malinconiche e sensazioni pregne di sofferenza fanno da sfondo a tutti i brani, passando dalle sonorità magiche di “The Door” all’apparente freddezza di “Cold Surrender”, senza dimenticare la straziante drammaticità di “Why” e l’incredibile crescendo di “Have You Ever”, in cui sembra di sentire una vaga ispirazione pinkfloydiana.

Il principale tratto distintivo dell’opera è però la performance vocale di Latousakis, caratterizzata da un timbro baritonale e da una capacità di trasmettere i pensieri alla base di Lupe con una teatralità spropositata; la buona versatilità del cantante è dimostrata tanto dai momenti più riflessivi quanto dalle frequenti esplosioni emotive, in cui l’artista riesce a incanalare tutto il proprio turbamento nella voce, spesso creando intricate armonie e raggiungendo livelli emotivi stratosferici in “Timeless” e “Burned Down”; non a caso, al progetto viene associata l’etichetta gothspel, indicandone allo stesso tempo sia la natura dark-gotica che l’importanza del canto.

A riprova del fatto che Burn nasce come canale di sfogo delle proprie emozioni, Lupe ha scelto di non scrivere testi per i suoi brani; al contrario, le parole riportate nel libretto sono state trascritte solo dopo essere state registrate da Latousakis, improvvisando quindi tutto il comparto canoro e seguendo ciecamente i pensieri che ha voluto trasmettere in quell’esatto momento. Nonostante le canzoni non siano state composte con l’idea di essere raggruppate in un album, la spontaneità di questo approccio fa sì che ci sia un collegamento emotivo tra di esse; ad esempio, il tema del fuoco è presente in molti testi e rappresenta sia la sofferenza che divora il protagonista, sia la sua arma per difendersi da chi lo ha portato ad avere uno stato d’animo così instabile.

Graficamente, il disco si presenta costellato di opere dell’artista greco George Kastanakis, tutte in bianco e nero a eccezione dell’interno della confezione che prende tonalità color rosso sangue; da esse sembrano emergere la stessa spontaneità e la stessa attenzione alle emozioni più buie dell’essere umano che caratterizzano l’album.

Se l’obiettivo di Lupe era mettere il proprio dolore in musica, è stato centrato in pieno: le abilità vocali — non solo in termini tecnici, ma anche e soprattutto espressivi — e compositive di Latousakis rendono Burn un disco coinvolgente e con cui è facile entrare in contatto a livello emotivo, nonostante sia interamente basato su sensazioni molto personali.

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