LYKAION – Heavy Lullabies

 
Gruppo: Lykaion
Titolo: Heavy Lullabies
Anno: 2015
Provenienza: Italia
Etichetta: Inverse Records
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TRACKLIST

  1. Heavy Lullaby
  2. For Love
  3. Anthem
  4. I Don't Love You Anymore
  5. Waitin'
  6. Smile
  7. End Of Time
  8. Out Of My Heart
  9. Animal
  10. Accept Yourself
  11. Till The End
DURATA: 47:28
 

Premetto che forse non sono il genere di persona che vorreste recensisse il vostro disco gothic-groove della settimana, ma mi riesce difficile valutare positivamente il secondo parto dei romani Lykaion. Non c'è niente di sbagliato in questo album, a cominciare dalla giustizia di fondo che vede la formazione nostrana supportata da un'etichetta finlandese, la Inverse Records; il lavoro del quartetto è infatti molto vicino — almeno negli intenti — all'operato dei Sentenced post-2000 e degli HIM, senza disdegnare gli ovvi Poisonblack e tutti i corollari che da questi gruppi discendono. Coordinate, queste, che arrivano senza dubbio dal Paese dei laghi, cui però i Lykaion sono in grado di aggiungere qualcosa di italiano, in particolare qualche richiamo ai conterranei Klimt 1918, e qualcosa di statunitense, nella fattispecie spruzzate groove (che, presumo, vorrebbero essere) à la Nevermore.

Ora, dove sta il problema? Già di per loro, molti dei nomi di cui sopra faticano a farsi strada nel cuore del metallaro medio, ma ciascuno di questi aveva degli assi nella manica: i Sentenced una matrice death metal evidente, un senso del dark humor brillante e capacità compositive impressionanti; gli HIM uno stretto rapporto con la hit da classifica facilona e da canticchiare in autobus al ritorno da scuola (e un innegabile ascendente sul gentil sesso, diciamocelo); i Klimt 1918 una sensibilità post-rock dolce e a tratti sognante; i Nevermore uno spessore concettuale e musicale generale fondamentalmente inarrivabile. I Lykaion, purtroppo, pur riuscendo a prendere un po' da qua e un po' da là, non hanno nessun vero tratto distintivo. Ci provano, per carità, e l'impegno profuso nella realizzazione di "Heavy Lullabies" è notevole e quasi palpabile: suonato bene, registrato bene, prodotto bene (giusto qualche remora sul volume delle linee vocali principali, alle volte davvero TROPPO protagoniste, perché va bene tutto, ma non è un disco hard rock ottantiano), tuttavia carente dal punto di vista compositivo.

I brani non catturano, i riff sono anche piacevoli, ma privi di spunti personali, specialmente quando i quattro cercano di picchiare un po' più duro. Le linee melodiche di chitarre e tastiere al contrario sono il migliore spunto che i Lykaion mettono in campo: godibili e funzionali. Alessandro Sforza, principale autore del materiale della band, con "Razorblade Romance" e "The Cold White Light" fissi in testa, non riesce a essere convincente nemmeno dal punto di vista lirico: ok l'amore, ma davvero frasi fatte come «I know I'll suffer / But I can't resist longer / Please please get out / Get out of my heart» ("Out Of My Heart") hanno qualche tipo di appeal? Tralasciando gli errori grammaticali sparsi per i versi (pur minimi, sì, ma cazzo, non mi stancherò mai di dirlo: scrivete nella vostra lingua se non vi sentite sicuri, vi prego), qui a latitare sono proprio le idee alla base.

Concludo riflettendo su due brani, "Anthem" e "Accept Yourself": il secondo ha tutta l'aria di essere una moralizzazione sull'infedeltà famigliare e ahimè, nonostante si tratti di argomento degno di grande rispetto e approfondimento, suona abbastanza perbenista e banalizzato con frasi come «A cloud of acid is better than the love of your wife?» (ma spero di essere in torto e di essermi perso qualche riferimento o citazione); il primo è invece una provocazione-insulto al metal estremo, che di per sé può anche essere divertente (anzi, è probabilmente il testo più godibile dell'intero lotto, proprio perché un minimo intraprendente), tuttavia finisce per essere un'arma a doppio taglio. Lungi da me difendere il metallo in quanto tale, anzi, molti gruppi farebbero meglio a darsi alla nobile arte dell'agricoltura anziché incidere dischi, però «If instead of criticizin' nail polish and make-up / You'll spend more time trying to write a decent melody» puoi permetterti di dirlo in due casi: o sei parodistico e goliardico dall'inizio alla fine, o il tuo disco è a prova di bomba e nettamente una spanna superiore agli altri. Nel primo caso decisamente non siamo, visto l'umore degli altri brani, mentre — tendenzialmente — nel secondo caso agli artisti non importa andare a provocare altri.

Per tutti gli scettici che ora penseranno questa recensione frutto di un atteggiamento di parte e da trve defender: i Sentenced sono tra i miei gruppi preferiti, i Klimt 1918 pure e l'hard rock ottantiano ha cullato la mia giovinezza. Non basta saper suonare per fare musica.

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