Mácula / Extinction Remains - Split

MACULA / EXTINCTION REMAINS – Split

Gruppo:Mácula / Extinction Remains
Titolo:Split
Anno:2019
Provenienza:Brasile
Etichetta:Defense Records / Mythrone Promotion
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Extinction Remains Facebook  Bandcamp
TRACKLIST

  1. Mácula – Cultivando Certezas Rùpteis
  2. Mácula – Travessia
  3. Mácula – Muro De Palavras
  4. Extinction Remains – Swamp Of Destruction
  5. Extinction Remains – Why?
  6. Extinction Remains – Ecological Collapse
  7. Extinction Remains – Plastic Sea
  8. Extinction Remains – Human Presence
DURATA:33:33

Dal Brasile ci arriva questa collaborazione tra due band talmente immischiate e celate nell’underground sudamericano che reperire notizie sulla loro esistenza e formazione è risultato pressoché impossibile, basti pensare che una di queste non ha nemmeno spazio all’interno di una banca dati enorme come Encyclopedia Metallum. Nonostante questi impedimenti biografici, la brutalità e l’attitudine di Mácula ed Extinction Remains si rivelano abbastanza eloquente e ciò, a mio parere, basta e avanza.

Una volta spartitosi un campo di battaglia composto da otto tracce, i due gruppi iniziano un assalto musicale su più fronti. I Mácula si aggiudicano l’onore del primo assalto e si dimostrano sin da subito un ascolto interessante, costruito su un’attitudine crust-punk che riesce a strappare sempre soddisfazioni, grazie a chitarre che molto spesso strizzano l’occhio a un black metal melodico e graffiante (come nella iniziale “Cultivando Certezas Rúpteis”). Dal punto di vista ritmico dietro le pelli si alternano sfuriate di blast beat e intermezzi cadenzati e intransigenti di puro crust-punk alla english way, mostrando un connubio, non inedito nei nostri anni (basti pensare a due degli esempi più luminosi quali Kvelertak e Young And In The Way), tra l’hardcore più intransigente e il gelido e graffiante richiamo del Nord.

Per quanto riguarda il contributo degli Extinction Remains, ci si sposta nelle putrescenti profondità del death-doom alla Coffins, un intruglio sciamanico di oscurità e disillusione. “Why?” esplica al meglio entrambe le componenti peculiari del gruppo, sia sul piano contenutistico che strumentale. Riff fangosi e fatali e growl acherontico che si muta spesso in urla di rabbia e frustrazione si accompagnano a un background tematico quanto mai attuale, sia geograficamente che storicamente. “Why?” recita infatti: «The human being / Didn’t start here / We were thrown by our ancestors in order to spread the evil […] seeking our salvation/ We pretend to care / Ecological bullshit / Global hypocrisy / We’d better die to cover our shame». Un attacco alla perversione virale dell’essere umano contemporaneo, combattuto tra la sua preservazione e l’annichilimento del mondo che lo circonda, emerge con forza straripante dal pantano sonoro degli Extinction Remains. Oltre al profondo concetto che vi si nasconde, la musica stessa si presenta come ottimamente scritta ed eseguita, colma di cambi di registro e spunti compositivi; nella penultima “Plastic Sea” si manifestano ritmi più serrati intrisi dello spirito del death metal anni ’90 più marcio, una marea che si alza e abbassa con il mutare delle tracce e raccoglie il medesimo frutto.

Pessimismo cosmico e spirito di rivalsa si intrecciano nell’opera bicefala che ci troviamo tra le mani. Death metal, doom metal, crust punk striato di nero, tutti fiumi che sfociano nel medesimo e oscuro oceano. Uno split che rappresenta l’ennesimo caso di piccola gemma immersa nel fango e nell’oblio, le più rare e, per il loro valore, inestimabili.

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