MAERORMID – Abissi

Gruppo:Maerormid
Titolo:Abissi
Anno:2011
Provenienza:Italia
Etichetta:The Unlimited Records
Contatti:Facebook  Bandcamp
TRACKLIST

  1. Fig. 01
  2. Fig. 02
  3. Fig. 03
  4. Fig. 04
  5. Fig. 05
  6. Fig. 06
  7. Fig. 07
  8. Fig. 08
DURATA:55:00

È passato solo un anno dall’ultimo ep eponimo, eppure sono cambiate tante cose in casa Maerormid. Rispetto ai precedenti lavori, di estrazione Dark Ambient, con Abissi vi è una svolta nel sound della one man band umbra.

Parliamoci chiaro, come in passato il sound trasmette sensazioni decadenti e oscure, ma è cambiato il modo di esprimerle. Definire la proposta «Avantgarde Metal» è quasi riduttivo, in quanto Maerormid ci propone sonorità caleidoscopiche e visionarie nelle quali a farla da padrone è la sperimentazione, senza per questo intaccare l’espressività e l’emotività della musica. Basta ascoltare l’intro (arricchito dalla presenza di Laurence Cocchiara al violino) in cui si toccano i lidi della psichedelia; oppure le chitarre abrasive e dissonanti di “Fig. 01”, espressione di un’angoscia insaziabile. Aggiungetevi linee vocali surreali ed enigmatiche che si alternano a uno scream feroce da far sanguinare le orecchie, come in “Fig. 02”, pezzo oscuro e conturbante che si muove su mid-tempo incalzanti. Vi renderete conto di come sia impossibile dare una definizione precisa alle movenze sonore di Abissi, che mostra un’anima più aggressiva nella parte finale di “Fig. 03”, in cui siamo in balìa di un blast beat ossessivo, dopo una prima caratterizzata da tempi dilatati e atmosfere deliranti che mi ricordano i Ved Buens Ende…

Un’aura spettrale e notturna avvolge “Fig. 04”, dalle chitarre lancinanti e ipnotiche che disegnano drappeggi lugubri e sinistri, i quali avvolgono in un oblio senza fine; così come nella traccia successiva dove si instaura una dialettica carica di pathos tra i pattern taglienti, cinerei e densi e l’ultima parte in cui i riff assumono contorni onirici e riverberi malinconici.

Le infiltrazioni Dark Ambient tornano a farsi sentire nell’intro di “Fig. 06”, così striscianti e morbose da rimandare vagamente a pezzi come “Dead City Centres” degli Ulver, e in “Fig. 08”, anche se con un lato più arcano e imperturbabile. I tempi sono dilatati e scanditi da riff laceranti e plumbei ai limiti del Funeral Doom: ogni barlume di luce viene divorato dalla follia e da un’inestinguibile inquietudine.

Abissi è un lavoro introspettivo che esplora le sfaccettature delle emozioni più contorte con un eclettismo di sonorità davvero ben riuscito: non ci sono intermezzi che appaiano slegati o fuori contesto. Un lavoro che necessita e merita numerosi ascolti, per coglierne le diverse dimensioni di cui è costituito e che sarà apprezzato dagli estimatori delle sonorità Avantgarde e delle sperimentazioni non fini a se stesse.

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