I teatrali e drammatici Maerormid di "XIII"

MAERORMID – XIII

Gruppo:Maerormid
Titolo:XIII
Anno:2016
Provenienza:Italia
Etichetta:The Unlimited Records
Contatti:Facebook  Bandcamp
TRACKLIST

  1. Capitolo Uno (Autocoscienza)
  2. Tutto È Uno
  3. Capitolo Due
  4. Come L’Anima Anche Il Corpo
  5. Capitolo Tre
  6. Testimone E Assassino
  7. Capitolo Quattro
  8. Senza Voce
  9. Capitolo Cinque
  10. Rinascita
  11. Capitolo Sei
  12. Sabbia Nel Vento
  13. Capitolo Sette (La Fine)
DURATA:47:31

Gli umbro-marchigiani Maerormid sono una vecchia conoscenza di casa Aristocrazia Webzine, apparsa sulle nostre pagine nel biennio 2011-2012 per iniziativa della ex collega Cupra. Proprio l’ultima opera trattata (Abissi) segnava un cambiamento stilistico, con un allontanamento dal dark ambient dell’ep Maerormid in favore di un approccio «caleidoscopico e visionario», coordinate che la band ha sostanzialmente mantenuto anche nel nuovo album XIII, uscito nel 2016 ancora per The Unlimited Records.

Il disco si struttura su sei vere e proprie tracce, intervallate da intermezzi recitati dal sapore teatrale che servono a comporre (almeno in parte) quel mosaico frastagliato che è il concept narrato, ai miei occhi abbastanza criptico; una soluzione analoga fu adottata anche dagli In Tormentata Quiete per “Teatroelementale”. La formazione che ha realizzato l’opera vede Mid (voce, batteria, sintetizzatori) affiancato da Managarmr (chitarra), Ecnerual (violino) e Munholy (basso).

Il suono dei Maerormid — per atmosfera e ritmiche — è un doom metal drammatico, pieno di tensione e dinamico, arricchito dal violino, protagonista di volta in volta più melodico o più dissonante, che in base alla mia personale esperienza possiede alcuni punti di contatto coi Cult Of Vampyrism di Fenomenologia. XIII preferisce però non spingere esclusivamente sul versante  soffocante, optando per una visione a più ampio spettro (forse è esagerato definirla avantgarde o sperimentale), che non rifugge a priori soluzioni dal tiro trascinante, sezioni arpeggiate (quelle di “Rinascita” mi ricordano i Forgotten Tomb), altre progressive (“Testimone E Assassino”) o tendenti al doom-death (la strumentale “Senza Voce”). La produzione dei Phonic Art Studio, carica di asperità, oppressiva e stridente, enfatizza invece il lato estremo della proposta, al quale resta legato anche il ringhio adottato da Mid, piuttosto intellegibile se non fosse appunto per la mancata nitidezza sonora.

Alla luce di vari ascolti e per lo stile e il contenuto lirico, XIII si rivela un album realizzato con grande cura, profondo e poco immediato, perciò necessita obbligatoriamente di diversi giri nello stereo e del giusto tempo per essere apprezzato. Sicuramente là fuori esiste una nicchia di ascoltatori con i giusti requisiti per godere dei Maerormid.

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