Maeskyyrn - Interlude

MAESKYYRN – Interlude

Gruppo:Maeskyyrn
Titolo:Interlude
Anno:2019
Provenienza:Canada
Etichetta:Hypnotic Dirge Records
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TRACKLIST

  1. Introduction: The Artificial Light
  2. Gathering Believers Among Sheep
  3. Interlude I
  4. These Battlefields, Where None Walk Twice
  5. Interlude II
  6. The Slow Death Of The Years And Other Omens
  7. Interlude III
  8. Of Forests And Troubled Pasts
  9. The End
DURATA:45:54

Strano percorso evolutivo, quello dei quebecchesi di Montreal Maeskyyrn: autori nel 2018 di un EP in chiaroscuro riecheggiante un po’ i Cradle Of Filth, un po’ depressive, un po’ acustico, arrivano al debutto su Hypnotic Dirge nel 2019 con questo Interlude, primo e fin qui unico album della loro carriera.

L’impressione è che Saemyaza, Harslingoth e compagni (la line up sembra instabile e su internet si rintracciano informazioni incerte) non siano esattamente convinti della direzione da intraprendere e, se prima potevamo circoscrivere la questione a un EP di venticinque minuti, adesso tocca estenderla alla pur breve carriera della band. Perché i Maeskyyrn paiono aver aggiunto un altro tassello al loro già nutrito repertorio espressivo: le dissonanze e — se possibile — un ulteriore pesante carico di atmosfere, a tratti perfino shoegazing. Bene se vi piacciono i pot-pourri, per rimanere linguisticamente vicini al Québec, male se nella musica cercate carattere e omogeneità.

“Introduction: The Artificial Light” si sviluppa piuttosto lentamente, per essere un’introduzione (e infatti dura più di cinque minuti), e altrettanto lento è il suo incedere, dai tratti depressive e un poco modernisti. Quindi arriva l’attacco di “Gathering Believers Among Sheep” e l’effetto non può che essere straniante, perché la doppia cassa spianata e lo screaming asfittico — ma non penetrante come quello di Dani Filth, perlomeno non sempre — di Harslingoth irrompono in modo inaspettato; c’è spazio anche per urla da folletto e per un growl sicuramente più credibile, ma la carne al fuoco sembra già esagerata. Forse per mitigare quella sensazione di troppo che stroppia, i Maeskyyrn decidono di inserire tra una traccia e l’altra degli interludi in salsa Vinterriket, gradevoli ma abbastanza fini a se stessi, perché invece di asciugare allungano un brodo già abbastanza complesso. “These Battlefields, Where None Walk Twice” sposta ancora una volta l’obiettivo, e lo fa su quei lidi depressive che paiono l’unica costante di un lavoro in perenne disequilibrio; infatti dopo un altro interludio ci ritroviamo prepotentemente in quell’Inghilterra vampiresca di cui ho già accennato, la stessa che dopo l’ennesimo interludio dipinge “Of Forests And Troubled Pasts”, forse l’episodio più riuscito e poetico di Interlude. L’album si chiude con l’ultimo excursus ambientale, arricchito da qualche pulsazione elettronica e da sparute note di chitarra.

Il primo lavoro pieno dei Maeskyyrn non è brutto, ma è sicuramente difficile da digerire per via dell’eccessiva eterogeneità che lo caratterizza. I ragazzi di Montreal dovrebbero sedersi a un tavolo per decidere che direzione seguire, fondamentalmente per dare a noi ascoltatori delle coordinate, perché perdersi è bello ma non troppo.

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