MAGENTA HARVEST – Volatile Waters | Aristocrazia Webzine

MAGENTA HARVEST – Volatile Waters

 
Gruppo: Magenta Harvest
Titolo:  Volatile Waters
Anno: 2014
Provenienza:   Finlandia
Etichetta: Inverse Records
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TRACKLIST

  1. End And No Remembrance
  2. One Walks Down
  3. Spawn Of Neglect
  4. Volatile Waters
  5. Apparition Of Ending
  6. Interrupted Fleshwork
  7. Limbo In Rime
  8. Spiteful Beings To Earth Were Bound
  9. A Symposium Of Frost
  10. Carrion Of Men
DURATA: 48:48
 

C'era una volta il progetto …And Oceans, band dotata di infinito talento a cui la storia ha riservato un ruolo troppo marginale in proporzione alla musica espressa: un black metal dalle forti tinte elettroniche troppo avanti coi tempi, troppo d'avanguardia. C'erano una seconda volta gli Havoc Unit, formazione composta dagli stessi encomiabili personaggi che, poco meno di una decina d'anni fa, regalò al mondo il devastante "h.IV+", un concentrato di industrial metal tossico capace di stordire chiunque, un meraviglioso unicum storico figlio di un progetto da anni misteriosamente accantonato. Viste le premesse si può facilmente intuire il mio interesse ed entusiasmo quando venni a conoscenza un paio d'anni fa che membri della/e formazione/i sopra citata/e si stavano riorganizzando per dar vita a un nuovo progetto e che avevano già in produzione un paio di demo. Da lì le cose hanno seguito il loro naturale corso: Manninen (batteria) e Kontio (chitarra) hanno reclutato qualche altro musicista per completare i ranghi (fra cui il cantante dei Finntroll, Lillmåns a.k.a. Vreth) e si presentano quest'anno al pubblico con "Volatile Waters", primo full della loro nuova incarnazione artistica.

La proposta dei Magenta Harvest, va chiarito immediatamente, ha subito un radicale cambio di direzione: niente black metal sperimentale, niente mazzate industriali, quello che ci accoglie in "Volatile Waters" è un death metal di matrice scandinava piuttosto tradizionale, ben suonato e prodotto con la pulizia e la cura che appartengono alle produzioni finniche, ma che, mi duole dirlo, evidenzia la mancanza di una linea artistica precisa e identificativa per questo nuovo nome e mette in luce la poca dimestichezza degli artisti con un genere musicale che fino a ora non era mai appartenuto loro.

Le doti compositive dei musicisti sono indiscutibili e vengono mostrate limpidamente coi primi due pezzi: "End And No Remembrance" colpisce con un ottimo ritornello in pulito, mentre "One Walks Down", miglior pezzo del lotto con notevole distanza sugli inseguitori, con i suoi costanti cambi ritmici, la sua intensità e le sue martellate di batteria lascia credere all'ascoltatore di trovarsi di fronte all'ennesimo centro dei finlandesi. Un'illusione che viene smentita in poco tempo, poiché la mediocrità e l'altalenanza qualitativa delle canzoni successive sono inconcepibili se paragonate all'ottimo incipit del disco. Non bastano le sterili accelerazioni di "Volatile Waters" o le velleità melodiche di brani come "Spawn Of Neglect" e "Limbo In Rime" a sollevare le sorti del disco; la noia giunge rapidamente e la percezione di trovarsi di fronte a un gruppo, seppur da sempre poco prolifico, per la prima volta in totale sbandamento artistico e senza una rotta precisa si fa strada nella mente dell'ascoltatore affezionato.

Un disco poco riuscito capita anche ai migliori e di sicuro non cambia la stima nei confronti di musicisti che tante volte hanno stupito anche gli appassionati più esigenti; li attendiamo con ancora maggior impazienza nei prossimi anni, sicuri che sapranno rialzare la testa e tornare a sbalordire come sempre hanno fatto nei decenni passati.