MAGLOR – Call Of The Forest

MAGLOR – Call Of The Forest

 
Gruppo: Maglor
Titolo:  Call Of The Forest
Anno: 2012
Provenienza:  Canada
Etichetta: Sound Of The Land Records
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TRACKLIST

  1. The Meeting Of Land And Water
  2. Skoger Av Døden
  3. Summoned
  4. Under The Night Sky
  5. Endless I Wander
  6. Call Of The Forest
DURATA: 50:21
 

Le lande sconfinate del Nord America amano il black/folk e le atmosfere sognanti e cinematografiche, non lo scopriamo certo da ora ed è il Canada a stupire ancora offrendoci in pasto i Maglor. Il trio formato da Beren Tol Galen, Draendil e Luthien (Tolkien a go go) è sorto nel 2002, non so quali siano stati i motivi che li abbiano portati a posticipare l'uscita di una prima release sino a questo 2012 con nessun demo o ep alle spalle, sono andati dritto per dritto in direzione album ed è "Call Of The Forest" ciò di cui mi ritrovo a scrivere.

Cinquanta minuti liberi, svolazzanti, infoltiti da strumentazione folk e ampiamente incentrati su di uno sviluppo che cura la fase atmosferica e si estende su basi eteree e ancestrali, in più di un frangente i Maglor sembrano possedere una connessione intensa fra il suono austriaco dei Summoning e quello scandinavo primordiale, la crudezza però di quelle terre innevate viene assorbita e levigata dalla stupefacente capacità di estrarre melancolia e profondità dagli ambienti creati.

L'evocativo intro "The Meeting Of Land And Water" così come il breve strumentale "Under The Sky" grazie alla loro suadente flemma e a una prova prettamente folk nella quale l'aspetto black viene allontanato, incidono chiaramente sulla forma dell'orma che segna il passaggio dei minuti intrisi di grigiore perlaceo. Se con i brani di breve durata i Maglor se la cavano decisamente bene, è con quelli più corposi e dinamicamente vari che danno vita allo scheletro portante di "Call Of The Forest", dimostrando di essere in gran spolvero.

L'apertura dei giochi vera e propria con "Skoger Av Døden" ("Foresta Della Morte" in norvegese) forgia metallo nero lucido e affascinante, sono le alture e i flussi d'aria gelida a contrastare la sensazione di calore espressa dalla chitarra nelle frazioni più stridenti, fra esse s'infiltra quel crescendo folkloristico e rituale che collega uomo e natura, un legame scandito dalle percussioni a tratti tribali, dalla coralità maestosa che accompagna lo scream classicamente black e dalle linee in clean esortanti e invitanti a immergersi in quello spazio che pare essere ancora incontaminato.

Pur mettendo in luce un equilibrio lucido fra le due correnti sonore entrambe dominanti, "Summoned", il pezzo più esteso, calca la mano sul lavoro offerto dalla sei corde che si propone spesso in divagazioni soliste approcciando lo stile con maggior irruenza e impatto, il pezzo perde un po' della contemplazione silvestre ma aggiunge peso e sostanza, è più carnale e non durerà comunque molto tale andazzo dato che con "Endless I Wander" sia i sintetizzatori dalla sfacciata voluttuosità epica che il clima circoscritto all'interno dei tredici minuti valorizzeranno per lo più la possibilità d'immaginare e affrontare l'ascolto supportati mentalmente da una raffigurazione vivida del paesaggio. Il riffato sia nelle fasi splettrate melodiche quanto nelle aperture acustiche d'accompagnamento è posto a servizio di tale fantastica escursione che sembra non avere fine.

La fine del viaggio tinteggiato da sfumature che dal bianco passano al grigio sino a immergersi nel nero è nelle mani della traccia eponima, il trio per l'ultima volta affronta la natura prendendola di fianco, mostrandosi amico e assorbendone gli influssi, la musica passa da sonorità fascinosamente elegiache ad altre magnifiche per la sensazione di vuoto temporale che innestano, sembra di essere bloccati in un'era ormai dispersa nella quale però vegeta e si nutre sotto i propri occhi una presenza tutt'altro che benevola, biecamente aumenta nell'attimo in cui la voce esprime il suo pensiero riportando ancora a sé ricordi del periodo anni Novanta della scena black .

L'album è ben confezionato, la cover del digipak incarna alla perfezione ciò che le note esprimono, suonato e prodotto ben più che degnamente, i Maglor sono solo alla prima uscita con "Call Of The Forest", ma diventano sin da ora una formazione da seguire e tenere in alta considerazione. È un debutto con i fiocchi che ogni amante del black atmosferico e a tinte folk dovrebbe quantomeno ascoltare, suggerisco comunque di contattare la band o l'etichetta per farne vostra una copia nella speranza non debba trascorrere un'altra decade prima di poter avere fra le mani un suo successore. Veramente bravi.

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