MAGOR – Mania Depressia

MAGOR – Mania Depressia


Informazioni
Gruppo: Magor
Anno: 2008
Etichetta: Autoprodotto
Autore: M1

Tracklist
1. Mania Depressia
2. Blackened Holocaust Stars
3. The Reaper’s Darkest Hours

DURATA: 17:30

Demo di debuttMAGOR - Mania Depressia o per questa band israeliana che a sette anni dalla nascita (sempre che Metal-Archives dica il giusto, purtroppo non ho avuto modo di verificare) rilascia nell’ottobre del 2009 “Mania Depressia”. Tre tracce di black metal melodico spruzzato di death piuttosto dinamiche, in continuo cambiamento ritmico, a volte quasi schizofreniche in perfetta sintonia col concept generale legato in qualche modo ad oscuri problemi mentali: “One day she started hearing voices / The next day they thought she was crazed / They had to get rid of the noises / The whole world was shocked and amazed “. Su tutto aleggiano delle sagge tastiere, ben presenti ma mai invadenti che sottolineano i passaggi più atmosferici senza cadere mai nella tentazione della pomposità sinfonica, qua e là sono presenti inoltre alcuni punti di contatto coi conterranei Winterhorde, autori nel 2006 del buon “Nebula”. L’importanza di questo strumento è altresì rimarcata dalle influenze citate dal gruppo sulla pagina myspace: Emperor e Bal-Sagoth i nomi in questione.

L’avvio pacato in acustico della title-track è solo un inganno perchè immediatamente la batteria di Roco comincia a martellare sotto il tappeto costruito dalle tastiere, pochi attimi ed ecco un’accelerazione schizzata in stile Cradle Of Filth, il resto del brano è un continuo saliscendi emozionale e ritmico, fra passaggi più diretti ed altri più obliqui. La successiva “Blackened Holocaust Stars” ripresenta una struttura simile alla precedente, sempre ricca di cambi di tempo e cangiante; è infine con la conclusiva “The Reaper’s Darkest Hours” che i Magor mostrano sia il loro lato più arcigno col quale picchiano subito forte dai primi secondi e addirittura un assolo piuttosto melodico ma connesso al mood generale, in netto contrasto con le quattordicimila note casuali eseguite a velocità supersoniche proposte da tanti altri gruppi.

Meno di venti minuti sono probabilmente pochi per giudicare in maniera soddisfacente una band, eppure gli israeliani non se la cavano per niente male, possiedono basi solide e la volontà di non rinchiudersi in sterili gabbie compositive pur non avendo la presunzione di inventare nulla. La “globalizzazione” del metal estremo dunque non è un semplice slogan ma pura realtà con i suoi pregi e difetti, se gli Orphaned Land si sono affermati a livello internazionale, l’underground israeliano è vivo e pulsante: questo buon demo e la compilation “From The Gates Of Jerusalem Through The Gates Of Hell” edita da Raven Music sono due indizi solidi. Attendiamo ora i ragazzi dei Magor alla prova di un’uscita più corposa.

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