Majesty Of Revival - Timeless

MAJESTY OF REVIVAL – Timeless

Gruppo:Majesty Of Revival
Titolo:Timeless
Anno:2019
Provenienza:Ucraina
Etichetta:WormHoleDeath
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TRACKLIST

  1. Destroy Space
  2. Disposable Clown
  3. Void
  4. S7
  5. Dream Dealer
  6. Sinners & Saints
  7. Doppelgänger
  8. Consciousness Beyond…
  9. Timeless
  10. Bury Me
DURATA:42:25

Nel fantastico universo sfaccettato della musica c’è chi cerca di evolversi e chi preferisce rimanere legato alle proprie origini: i Majesty Of Revival rientrano decisamente nel primo caso. Nati da una sorta di progressive metal al limite col power, dal 2012 a oggi hanno compiuto un arco evolutivo peculiare, ma molto interessante.

Definire Timeless un disco progressive è in fondo un azzardo, perché invece di racchiudere tutto ciò che ha un animo multiforme, sarebbe come limitare l’ingegno del gruppo ucraino. Quindi no, affermerò che Timeless è un disco di heavy metal rinvigorente, in grado di produrre riff al limite del groove (“Void”), una traccia d’apertura sporca dal gusto stoner (“Destroy Space”), o una “Disposable Clown” fuori da ogni parametro, dal chiaro rimando Leproussiano. E l’ingegno di Dimitriy Pavlovskiy non si ferma qui, poiché ogni brano ha vita propria, sia a livello compositivo che canoro, dove si spazia tra falsetti e growl, fino a una voce graffiante (“Dream Dealer”), comunque sempre adatta e calzante. Così come tutto il gruppo in fondo, di cui abbiamo solo nomi parziali grazie al libretto; a tal riguardo, perfino ciò mostra una certa pazzia, con immagini ambigue e, purtroppo, il testo non sempre leggibile, ma con una copertina simile, che cosa potremmo mai aspettarci?

A ogni modo, il disco non è perfetto, e ci tengo a muovere almeno un paio di critiche: la prima riguarda alcune canzoni usate chiaramente come riempitivo: “Sinners & Saints”, che rappresenta un po’ la ballata dell’opera, si colloca facilmente come punto meno riuscito; la segue “Doppelgänger”, che dovrebbe esserne l’opposto con tinte più oscure, ma che alla fine dei conti non risulta incisiva. La seconda critica invece è tutta per i pochi spazi offerti a Mad Doctor e al suo pianoforte: il finale di “Void” e l’inizio del brano che dà il titolo all’album sono qualcosa di emozionante nella loro semplicità, e dato il genio creativo di DP, non sarebbe male riuscire a mescolare di più tali stacchi per creare ulteriori momenti di questo genere; senza contare poi che “Timeless” stessa è la canzone più prog e apprezzata dell’intero album.

Ecco, se potessi dare un consiglio a Dimitriy, sarebbe proprio quello di dar libero sfogo a questo genio fuori dalle righe, perché è lì che meglio riesce. Per il resto, solo una grande approvazione in attesa di futuri lavori. Complimenti!

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