MANOLUC – Carcosa

MANOLUC – Carcosa

 
Gruppo: Manoluc
Titolo: Carcosa
Anno: 2016
Provenienza: Italia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Ouroboros Corporation
  2. Mind Parasites
  3. Infected Communication
  4. Alien Disease
  5. Carcosa
  6. The Sum Of All Your Fears
  7. The Triumphal March Of Nothingness
  8. The Cave
  9. The Shepherd And The Snake
DURATA: 49:32
 

Ebbene sì, da fan sfegatata di "True Detective" (prima stagione in partichiulaar, va', che mica siamo barbari) mi sono fatta intortare dal titolo dell'opus prima di questi Manoluc, miei conterranei friulani. "Carcosa", infatti, è l'album di esordio dei Nostri; che non si tratti certo di novellini della musica, però, è chiaro sin dal primo ascolto. Ne è una prova il bel digipak che ci troviamo tra le mani, ben curato dal bassista stesso della band. La medesima attenzione certosina si riscontra nei brandelli metaculturali in apertura, chiusura e farcitura dei brani proposti (da "L'Esorcista" a Pasolini, da Nietzsche a "Il Cavaliere Oscuro"). La passione, declinata in molte e pregevoli forme, decisamente non manca al quartetto.

E nemmeno il materiale: "Carcosa" si compone di nove tracce che mescolano generose dosi di pesantezza mid-tempo a qualche sfuriata death-thrash. Non certo una novità, ma il gusto necessario a farlo c'è. Alcuni riff e sonorità ricordano il periodo intermedio dei Death, a partire da "Ouroboros Corporation" e "Mind Parasites": soprattutto in quest'ultima, a farla da padrone è il basso di Giulio Cucchiaro, collocabile nell'illustre solco del sommo-maestro-di-ogni-bassista-metal DiGiorgio. Dicasi qualcosa di analogo per "Carcosa", dove le cadenze vengono sferruzzate tutte dalla sezione ritmica, dalla chitarra di Alessandro Attori, dai ruggiti di Tommaso Napolitano, qui mai stucchevoli, e dalle citazioni del beneamato Rust Cohle truedetectiviano.

I Manoluc, in definitiva, hanno molte idee e mettono a frutto la loro esperienza ad ampio spettro; è un tratto che mi colpisce molto nelle band, soprattutto quelle in cui la musica è solo uno dei tanti fattori che ne compongono l'estetica. Il loro disco di esordio, dunque, va ricevuto e valutato cercando di ricreare il percorso su cui è stato pensato. In certi momenti, nonostante tutto lo spessore evidenziato, si ha l'impressione che "Carcosa" sia un lavoro un po' stanco e che non regga a dovere la verve tensiva creata poc'anzi. Mi auguro che nel prossimo album, i Nostri (nel complesso, ben promossi) vogliano osare di più a livello musicale e decidano di correre qualche rischio al di fuori di ciò che già sanno praticare.

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