MARA – RÖK

Gruppo:Mara
Titolo:RÖK
Anno:2019
Provenienza:Svezia
Etichetta:Immortal Frost Productions
Contatti:Facebook  Bandcamp  Spotify
TRACKLIST

  1. Bloodboung
  2. RÖK
  3. The Path
  4. Eitr
  5. Burial Mound
DURATA:36:00

Fra le numerose band di nome Mara, Immortal Frost Productions ci propone la compagine svedese dedita al black metal, guidata dal polistrumentista Vindsval. RÖK è il terzo album del progetto,  ad appena un anno dal precedente Thursian Flame, divenuto nel tempo un trio con l’ingresso degli esperti colleghi danesi Vrede (qua al basso) e Ynleborgaz (alla batteria e già mente dei più noti Angantyr e Make A Change… Kill Yourself).

Il black metal dei Mara possiede un animo old school che non mortifica gli sviluppi degli ultimi vent’anni e un buon equilibrio fra l’essenzialità del filone primigenio norvegese, le melodie tipiche dell’approccio atmosferico, i passaggi in tremolo picking e uno screaming sofferente quanto basta. Insomma non aspettatevi una copia nuda e cruda di Dark Funeral e Marduk! Al contrario la velocità di crociera non è mai esagerata quando si decide di pestare (il lavoro alla batteria di Ynleborgaz è sempre competente), qua e là spunta qualche momento solistico e spesso gli scenari si fanno estesi e allentati, con lunghe sezioni strumentali e la mente che vaga libera su panorami naturali. Questi paesaggi si sposano con l’immaginario pagano evocato da copertina e libretto, mentre i testi dei brani urlati in inglese (unica eccezione “RÖK”) raccontano in maniera piuttosto semplice di riti notturni marchiati col sangue, sostanze mitologiche origini della vita (l’eitr) e della morte come liberazione.

L’unica sorpresa all’interno di una scaletta piuttosto coerente è il quarto pezzo: la prima parte di “Eitr” infatti abbraccia il depressive-suicidal più dimesso, con un tipico arpeggio in stile Forgotten Tomb e un’atmosfera plumbea; certamente la presenza di Ynleborgaz avrà pesato in sede di scrittura. Nella seconda parte invece assistiamo all’esplosione del malessere accumulato. Nonostante le variazioni proposte, questo episodio è a mio parere il più dispersivo del lotto nei suoi quasi nove minuti.

Ancora una volta Immortal Frost catapulta l’underground black metal dentro il XXI secolo, portandolo fuori dalle cantine con un approccio in linea con le possibilità tecniche attuali, senza snaturarne l’essenza. I Mara sono un esempio perfetto di questa operazione, forse priva di sussulti ma apprezzata dai patiti del genere.

Facebook Comments