Marras - Where Light Comes To Die

MARRAS – Where Light Comes To Die

Gruppo:Marras
Titolo:Where Light Comes To Die
Anno:2019
Provenienza:Finlandia
Etichetta:Spread Evil Productions
Contatti:Facebook
TRACKLIST

  1. Prologi (Guidance)
  2. Overture Of The Lonely Journey
  3. Lifeless Sculptures
  4. Prologi (Faith)
  5. Sea Of Trees
  6. Prologi (Damnation)
  7. Transition Of The Lightless Path
  8. Where Light Comes To Die
  9. Prologi (Desolation)
  10. Chamber Of Penance
DURATA:33:52

Riunire una manciata di musicisti esperti, che militano normalmente in gruppi diversi, non è sempre garanzia per realizzare un disco vincente e i fallimenti delle all star band sono lì a dimostrarcelo. Non è però il caso dei Marras, novità black metal finnica (e non sarda…) dell’inverno 2019-2020 che riunisce nomi noti della scena locale quali Valgrinder al basso e tastiere (dai Förgjord), V-KhaoZ alle tastiere (Vargrav ed ex Azaghal, fra i tanti) e H alla voce (conosciuto come Nekroführer nei Nekrokrist SS) insieme al batterista Vilthor (che ha da poco pubblicato un disco anche coi Mimorium) e al chitarrista-cantante Obscurus.

Where Light Comes To Die esce per la piccola etichetta connazionale Spread Evil Distribution e si presenta con un look piuttosto true: copertina in bianco, nero e grigio con creature mostruose, logo arzigogolato ma soprattuto un retro cd con le foto dei componenti del gruppo inserite all’interno di riquadri decorati che rimandano a In The Nightside Eclipse o Nord… Un biglietto da visita così ortodosso in realtà rivela un interessante mosaico musicale composto da due tipi di tasselli: i brani strettamente black metal più articolati e gli intermezzi atmosferici dalla durata minore, che si dividono quasi equamente gli spazi in scaletta (quattro a sei il risultato finale).

Agli occhi, o meglio alle orecchie, dell’ascoltatore Where Light Comes To Die risulta sempre vivido e sfaccettato, stimolando la curiosità e l’attenzione. Le melodie desolanti eseguite dalle chitarre in tremolo picking trovano spesso un’alleanza coi tappeti di tastiere che aumentano la profondità delle atmosfere, mentre uno scream lacerante e un growl rabbioso non si risparmiano, regalando anche fasi di botta e risposta. Lungo la scaletta incrociamo così sensazioni variegate ma coerenti all’idea di oppressione generale: le sfuriate di “Lifeless Sculptures”, i sentori maestosi e misteriosi di “Sea Of Trees”, gli scatti di sofferenza di “Chamber Of Penance”, l’intimità acustica di “Prologi (Damnation)”, i tratti pomposi di “Transition Of The Lightless Path”, quelli sinfonici di “Prologi (Desolation)” o ancora quelli speranzosi di “Prologi (Guidance)”.

Dal punto di vista concettuale, i Marras battono il terreno sicuro di negatività, sofferenza e oscurità sin dal nome, termine antico finlandese utilizzato per indicare la morte. I testi sono scritti in inglese, con versi brevi, semplici e asciutti ma che non scadono nel dozzinale. “Lifeless Sculptures” suona come un elogio alla morte e alla desolazione, mentre “Sea Of Trees” è dedicata alla celebre foresta giapponese di Aokigahara, luogo tristemente noto per essere meta di pellegrinaggio per aspiranti suicidi.

Nel campo del black metal più tradizionale, Where Light Comes To Die suona fresco e liscio, merito dell’alternanza stilistica illustrata e di una durata molto contenuta che invoglia all’ascolto ripetuto. Prendiamo quindi nota del nome Marras e restiamo in attesa con curiosità di nuove e interessanti evoluzioni future.

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