MARTYR LUCIFER – Gazing At The Flocks

 
Gruppo: Martyr Lucifer
Titolo: Gazing At The Flocks
Anno: 2018
Provenienza: Italia
Etichetta: Seahorse Recordings
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TRACKLIST

  1. Veins Of Sand Part 1
  2. Veins Of Sand Part 2
  3. Bloodwaters
  4. Feeders, Aka Heterotrophy / Saprotrophy
  5. Leda And The Swan Part 1
  6. Leda And The Swan Part 2
  7. Wolf Of The Gods
  8. Somebody Super Like You [cover Harold Oblong And "The Undead"]
  9. Benighted & Begotten
  10. Spiderqueen
  11. Flocks 
  12. Halkyónē's Legacy, Aka The Song Of Empty Heavens
DURATA: 49:36
 

Non ho mai celato l'apprezzamento per il progetto solista Martyr Lucifer e sia "Farewell To Graveland" (2011) che "Shards" (2013) girano tutt'ora alquanto volentieri nello stereo. Ho accolto quindi con altrettanto piacere il nuovo disco intitolato "Gazing At The Flocks".

La componente intima, la ricerca dell'emozione da condividere con l'ascoltatore e l'eterogeneità del suono sono qualità da sempre chiaramente percettibili nei lavori dell'artista nostrano. Sin dall'approccio iniziale, sembra perciò sbagliato e limitante definire ancora questo suo spazio solo come un side-project e non come una realtà a sé stante e in piena crescita.

La qualità della musica è elevata e dimostra gli ulteriori progressi ottenuti nella convincente e allettante combinazione dei diversi elementi rock, dark, metal, gotici, psichedelici ed elettronici. Allo stesso modo Martyr Lucifer sfrutta con sapienza soluzioni dall'appeal noto, riuscendo però ad apportarvi il proprio carattere con una rassicurante facilità. La forte personalità dell'artista scandisce poi il tempo con i suoi versi, egregiamente coadiuvato in più circostanze dalla splendida voce femminile della bassista Leìt e supportato da musicisti di prim'ordine quali sono Gábor Tóth (l'uomo dietro al progetto Nagaarum) alla chitarra e Adrian Erlandsson (At The Gates, The Haunted, The Lurking Fear ed ex Brujeria, Cradle Of Filth e Paradise Lost) alla batteria. I brani comunicano con l'ascoltatore a viso aperto, sfruttando momenti amaramente dolciastri e da ballata ("Leda And The Swan" e "Spiderqueen") così come passaggi lisergici da paradiso artificiale in "Bloodwaters" o movenze energiche in "Wolfs Of The Gods" e "Flocks". Ci ritroviamo insomma di fronte a un disco effettivamente maturo.

Disillusione, malinconia e anime uggiose sono tematiche e stati d'animo che emergono dai testi, che sono affiancati nel libretto informativo da due citazioni. La prima è dell'aviatore e scrittore statunitense Richard Bach: «Talvolta noi pensiamo che non sia rimasto nessun drago. Non un cavaliere coraggioso. Non una singola principessa che si sposta leggiadra tra foreste segrete, incantando cervi e farfalle con il suo sorriso. Che piacere sbagliarsi!»; la seconda del dottor Frederick Frankenstein, interpretato da Gene Wilder in "Frankenstein Junior": «Se la scienza ci sta insegnando qualcosa, ci insegna ad accettare i nostri fallimenti, come i nostri successi, con tranquillità, dignità e grazia.». Emerge così la consapevolezza che dopo una vittoria può attenderci un fallimento, da accettare e prendere come possibile punto di ripartenza, nel tentativo di affrontare una società il cui costante e mutato costume inghiotte l'individuo e l'individuale a favore della massa, riducendoli a qualcosa di quasi fantastico o inventato, come gli animali studiati dalla criptozoologia, seppur invece siano decisamente veri. Quest'ultima è solo una riflessione personale, derivata da un'uscita valida tanto per il lato sonoro quanto per quello concettuale.

"Gazing At The Flocks" è da ascoltare con attenzione, dato che è uno di quei lavori che offre il meglio quando lo si scava nel dettaglio, scoprendone così le reali doti, per quanto fruibile nelle sonorità e già ottimo in qualità di compagnia. Martyr Lucifer vi lancia quindi una sfida che, se accolta e portata a termine, potrebbe darvi parecchia soddisfazione. Ora sta a voi…

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