MASTER FURY – Circles Of Hell

 
Gruppo: Master Fury
Titolo: Circles Of Hell
Anno: 2013
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Contaminated Tones Productions
Contatti: Sito ufficiale Contaminated Tones Productions
 
TRACKLIST

  1. Hell Party
  2. Crash
  3. Are All Men Blind
  4. Time Is Right
  5. Semper Furious
  6. Flat Against The Wall
  7. Road Hog
  8. Riot
  9. Die In Your Sleep
  10. Lies
  11. Circus Of Hate
  12. Son Of Man
  13. Corporate War
  14. The Way
  15. Life's A Bitch
  16. V.O.H.
DURATA: 01:01:56
 

Nuovo giro, nuova corsa. Dopo aver parlato nelle scorse settimane di Black Chalice e Lamentations Of The Ashen, rimaniamo in casa Contaminated Tones Productions: l'etichetta americana è impegnata questa volta in un intervento di recupero che scava negli archivi della storia metallica e rispolvera materiale di venticinque anni fa. L'oggetto di tale operazione sono i Master Fury, trio statunitense formato verso la fine degli anni Settanta che tra il 1988 e il 1989 rilasciò due album e che si sciolse poco dopo: il disco qui trattato, "Circles Of Hell", racchiude tutto il materiale contenuto nelle due uscite pubblicate, "Hell Party" e "Circles Of Hate".

Quando la raccolta ha inizio con i pezzi estrapolati da "Hell Party", lo stampo della musica dei Master Fury diviene subito palese: episodi come "Crash", "Are All Men Blind" e "Riot" esibiscono la spinta grezza dei Venom che furono e la furia degli albori dei Sodom, quella raffinata delicatezza compositiva che non mancava mai nelle uscite di questo tipo. Ascoltando "Semper Furious", "Flat Against The Wall" e "Road Hog", ciò che ci colpisce i timpani è un classico Speed-Thrash aggressivo, rozzo, sporco e veloce, il quale ricorda i primi Exodus, i vari Razor e Whiplash e questa potrebbe essere la semplice ed efficace descrizione di quanto era contenuto in "Hell Party".

I brani sono corti, diretti e non lasciano spazio nè tempo per alcun tipo di finezza o tecnicismo: giusto qualche assolo senza troppi fronzoli, qualche sporadico accenno di melodia tipicamente ottantiana ("Time Is Right") e poi di nuovo legnate, riff agitati ed essenziali che hanno come unico scopo quello di far più casino possibile.

Con l'entrata in scena di "Die In Your Sleep", canzone d'apertura di "Circles Of Hate", si percepisce immediatamente un discreto salto compositivo, nonostante solo un anno fosse intercorso tra la pubblicazione dei due dischi qui raccolti: il genere di riferimento è sempre lo stesso, ma la produzione è decisamente più pulita e le strutture più mature e variegate. La prestazione si allinea maggiormente al classico Thrash degli anni centrali del decennio che stava per finire e in pezzi come "Lies", "Circus Of Hate", "Corporate War" e "Life's A Bitch" non farete nessuna fatica a riconoscere l'influenza di Metallica, Slayer, Testament, Anthrax, Nuclear Assault e via dicendo.

Il minutaggio dei singoli episodi diventa mediamente più consistente, gli schemi compositivi sono più elaborati e consapevoli (grazie anche al buon effetto di una registrazione meno caciarona) e ogni tanto spunta fuori anche qualche passaggio in cupi mid-tempo: tutto questo rende globalmente il materiale più intrigante della sola e cieca furia belluina che pervadeva "Hell Party".

Fanatici del Thrash, collezionisti e metallari archeologi: fatevi avanti e recuperate questo reperto musicale (limitato a trecento copie) rimasto finora sepolto nelle viscere degli anni Ottanta. Per chiudere la mia analisi non trovo parole migliori di quelle che campeggiavano nel retro della copertina della cassetta di "Hell Party": if not completely satisfied with the contents of this product, go jump off a bridge and die!

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