MASTIPHAL – Parvzya

 
Gruppo: Mastiphal
Titolo:  Parvzya
Anno: 2011
Provenienza:  Polonia
Etichetta: Witching Hour Productions
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TRACKLIST

  1. Intro
  2. The Wall Of Phantom
  3. Under The Sign Of The Morning Star
  4. May He Rot In Hell
  5. Sovereign's Return
  6. Man Strikes God Falls
  7. Nihil Esse
  8. Parvzya
  9. Chosen Obituaries
  10. Triumph Of Destruction
DURATA: 38:23
 

E per la serie a volte ritornano anche i Mastiphal son stati riesumati. Ok di sicuro la band polacca non è di quelle fra le più conosciute, appartiene a una scena in continuo fermento e che la vide protagonista per un brevissimo periodo grazie all'uscita di un album, "For A Glory Of All Evil Spirits, Rise For Victory" (1995) — che oltre alla classica feralità del black est-europeo metteva in risalto l'uso dei sintetizzatori in maniera prominente — per poi inabissarsi dal 1998 al 2009, anno in cui decisero di tornare in vita.

Della formazione che diede via nel 1992 al progetto sono rimasti in due, il cantante e bassista Flauros, che molti ricorderanno anche nei Darzamat e Cymeris, e il chitarrista con lo pseudonimo di Hellbound usato nell'altro gruppo in cui è protagonista, anch'esso tornato alla carica da poco, gli Iperyt. La formazione si completa con le figure di Daamr alla chitarra, Opressor (Incinerate Infection) alla chitarra e al basso e Senator (Darzamat e Serpentia) dietro le pelli.

Dopo la celebrazione tenutasi tramite la solita compilation preposta a risvegliare l'interesse intorno alla realtà rilasciata nel 2009, "Damnatio Memoriae", è arrivato adesso il turno di un disco nuovo di pacca "Parvyza".

Immaginavo che i Mastiphal si adattassero alla corrente moderna del black che gode di buone produzioni e d'impatto a go go, quello che mi spiace è invece il fatto che ne siano rimasti assorbiti, si siano fatti inglobare da un processo evolutivo che con troppa velocità ha preso il sopravvento annullando quasi in toto la componente atmosferica che il lavoro dei sintetizzatori produceva nel debutto riducendola a un mero orpello relegato nelle retrovie.

Il lavoro, come ormai di frequente avviene, offre momenti sparati in velocità ("The Wall Of Phantom" e "Man Strikes God Falls"), si diletta col groove ("Parvyza"), ci mostra con le dissonanze di provare a tirar fuori dal cilindro un piatto condito da un mood evocativo che è gustoso solo in parte ("Under The Sign Of The Morning Star") consegnandoci infine una restante schiera di canzoni gregarie pronte a immolarsi per portare l'ascoltatore dalla propria parte, ma che in fin dei conti più di una stiracchiata sufficienza, con tutto il buon cuore, non se la meritano, l'eccezione potrebbe essere una "May He Rot In Hell" che sul momento diverte.

I Necromorbus Studio la loro parte l'han fatta e si sente anche troppo, l'avevo accennato prima e lo ripeto adesso, non dico che le produzioni debbano essere lo-fi ma neanche asettiche.

Se voleste quindi una botta d'adrenalina che duri il tempo del giro nello stereo, "Parvyza" potrebbe anche smuovere il vostro interesse, potreste provare a rimetterlo su ogni sei mesi perché purtroppo due ascolti consecutivi evidenzierebbero tutte le magagne che ne limitano il potenziale, rendendolo una semplice prestazione comprimaria, peccato, un'occasione buttata al vento.

 

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