Mayhem - Daemon

MAYHEM – Daemon

Gruppo:Mayhem
Titolo:Daemon
Anno:2019
Provenienza:Norvegia
Etichetta:Century Media Records
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TRACKLIST

  1. The Dying False King
  2. Agenda Ignis
  3. Bad Blood
  4. Malum
  5. Falsified And Hated
  6. Aeon Daemonium
  7. Worthless Abominations Destroyed
  8. Daemon Spawn
  9. Of Worms And Ruins
  10. Invoke The Oath
  11. Everlasting Dying Flame [traccia bonus edizione limitata]
  12. Black Glass Communion [traccia bonus edizione limitata]
DURATA:49:34 [59:41 edizione limitata]

Non è semplice scrivere una recensione oggettiva sui Mayhem nel 2020, trattandosi, di fatto, del gruppo che forse più di qualunque altro ha contribuito a dare i natali tanto al black metal quanto a tutto l’infausto immaginario che da sempre questo genere si porta appresso. Lasciando da parte le trite e ritrite vicende che hanno coinvolto il gruppo e sulle quali, nell’ultimo quarto di secolo, sono stati detti, registrati, filmati e scritti torrenti di cose (virtuali e non), parliamo di una creatura musicale che sforna il suo sesto album in più di trent’anni di carriera. Daemon, successore di un Esoteric Warfare il quale aveva riorganizzato e dato seguito alle derive più sperimentali di Ordo Ad Chao, è figlio della medesima formazione a cinque, che stavolta abbandona però l’esplorazione di sonorità industriali per dedicarsi nuovamente al caro vecchio black metal.

Il ritorno alle origini è evidente tra le pieghe di questo Daemon, che vede i Mayhem ancora una volta impegnati nel dare sfogo a quelle infamità che generano pezzi come “Aeon Daemonium”, “The Dying False King” e “Invoke The Oath”. Le dinamiche strutture si fondano su sulfuree concatenazioni di riff maligni e perversi che fanno il paio con caustiche e algide melodie che farebbero rizzare i peli sulla nuca a Satana in persona. Si fa sentire il costante e ben udibile pulsare del basso dell’immarcescibile Necrobutcher, il quale ben si adatta a composizioni che sono spesso in grado di rallentare, presentando il lato più miasmatico e venefico della creatività dei Mayhem. Ancora una volta, Attila dimostra di essere uno tra i più istrionici berciatori del mondo, passando senza soluzione di continuità da bassi e cavernosi ringhi a malevoli conati di scream sgolato, senza tralasciare magniloquenti tonalità declamatorie degne di un teatro degli orrori.

Non ha chiaramente alcun senso paragonare questi Mayhem a quelli che composero il monumentale e famigerato De Mysteriis Dom Sathanas, tuttavia in episodi come “Agenda Ignis”, “Bad Blood” e “Of Worms And Ruins” è impossibile non riconoscere quel marchio di fabbrica. Gli spettri tormentati che aleggia(va)no su quel grimorio conosciuto a memoria da ogni amante del black metal, uniti alla perizia compositiva del quintetto, sono senza dubbio il carburante che anima i suddetti pezzi, consentendo loro di sprizzare da ogni poro riff affilati e letali come rasoi arrugginiti, gelido sangue nero e malvagità a profusione, sostenuti da ritmiche telluriche e quadrate. Nel caso vi fossero dubbi al riguardo, Hellhammer — con buona pace dei suoi cinquant’anni — è ancora perfettamente in grado di martellare a dovere con quel suo tocco creativo che contribuisce a creare atmosfere dense e pregnanti da girone infernale.

Proprio l’inquadramento atmosferico, a volte ieratico e in altre occasioni molto più sanguigno, è parte integrante delle cadenzate “Daemon Spawn” e “Malum”. Il grande potenziale evocativo dei Mayhem, infatti, esplode qui in un velenoso turbinio di sadismo, evolvendosi in fiammeggianti e trionfali marce belliche su cadaveri sbudellati di uomini e divinità. Anche in questo caso è evidente l’enorme contributo donato all’intero disco dalla voce di Attila, che lustra a nuovo la sua ugola poliedrica perennemente posseduta da chissà quale entità e il suo diaframma foderato in amianto, da cui vengono rigurgitati senza sosta acidi gastrici e depravazioni varie.

Il lato evocativo è senza dubbio predominante in Daemon, però viene lasciato anche spazio a brani come “Falsified And Hated” e “Worthless Abomination Destroyed”, decisamente più violenti. Qui la creazione atmosferica è messa leggermente da parte, in favore soprattutto di una feralità molto meno teatrale, più diretta e coinvolgente. Con buona probabilità i Mayhem desideravano avere una valvola di sfogo per gli istinti più selvaggi, un santuario blasfemo da cui invocare semplicemente caos, morte cosmica, sterminio, guerra e sangue, generando delle schegge di sana violenza per triturare a dovere l’ascoltatore. Piccola nota a margine: l’edizione limitata di Daemon presenta due tracce bonus, “Everlasting Dying Flame” e “Black Glass Communion”.

Fatta menzione della bellissima parte grafica curata dall’artista romano Daniele Valeriani, a livello di suoni Daemon gode di una produzione senz’altro molto diversa da quella volutamente impastata e più caotica di Esoteric Warfare. Complici anche gli arrangiamenti, in buona parte opera di Attila stesso, l’umore generale del disco è ben rappresentato e ogni pezzo gode di un’istintività e di un timbro peculiari. Anche se oggi i compositori ufficiali della musica dei Mayhem sono Teloch e Ghul, è evidente come l’intero lavoro sia frutto di uno sforzo artistico condiviso, dal quale traspare un palese affiatamento e un’alchimia ispiratrice che non è scontato ritrovare all’interno di un gruppo attivo ormai da un trentennio abbondante.

Al netto dello status leggendario, dell’enorme supporto mediatico e promozionale che inevitabilmente sta alle spalle di una band del genere, delle innumerevoli versioni in cui Daemon è uscito e di tutto ciò che, all’atto pratico, ha poco a che fare con la parte meramente musicale, è da sottolineare come, semplicemente, i Mayhem siano un gruppo che ha ancora molto da dire. Opinioni e valutazioni personali di ognuno a parte, Hellhammer, Necrobutcher, Attila e soci hanno dimostrato che oggi sono ancora in grado di tirare fuori dal cilindro un album di puro black metal, sanguinario, oscuro, feroce, malvagio e indiscutibilmente daemoniaco.

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