Medico Peste - ב: The Black Bile

MEDICO PESTE – ב: The Black Bile

Gruppo:Medico Peste
Titolo:ב: The Black Bile
Anno:2020
Provenienza:Polonia
Etichetta:Season Of Mist / Underground Activists
Contatti:Facebook  Bandcamp  Spotify
TRACKLIST

  1. God Knows Why
  2. All Too Human
  3. Numinous Catastrophy
  4. Were Saviours Believers?
  5. Skin
  6. Holy Opium
  7. The Black Bile
DURATA:50:04

Leggendo il nome Medico Peste, la prima immagine che si associa a questa nefasta figura è sicuramente una maschera bianca con un becco lungo e piuttosto adunco, un pastrano nero e un copricapo dello stesso colore. Non è certo una sorpresa, considerato che il sinistro outfit ideato nel XVII secolo dal medico francese Charles De L’Orme è rimasto impresso nell’iconografia della pestilenza anche a distanza di secoli. Per chi ha dimestichezza con la scena polacca, però, Medico Peste dovrebbe far suonare un campanello di altro genere: si tratta del moniker di una compagine originaria di Cracovia che si è formata giusto dieci anni fa e che, in questo lasso di tempo, ha pubblicato una demo, un EP e due full-length. L’ultimo di questi è proprio ב: The Black Bile, uscito per Season Of Mist all’interno della sua divisione Underground Activists.

Attualmente, la formazione dei Medico Peste conta cinque elementi: oltre a Lazarus con il suo scream roco e viscerale, la line up include ben tre chitarre, magistralmente suonate da E.V.T. (che con Lazarus condivide anche il fatto di aver calcato il palco come supporto ai Mgła durante i live), Nefar e The Fall (anche al basso). A occuparsi delle variazioni tra i forsennati blast beat e i passaggi più cadenzati che costellano ב: The Black Bile troviamo, invece, Desolator.

I Medico Peste hanno battezzato la loro ultima uscita riferendosi all’atrabilis, la bile nera che nella medicina ippocratica costituiva uno dei quattro umori del corpo umano, in particolare quello in cui risiedevano la collera e la malinconia. A dire il vero, però, ב: The Black Bile è ben lontano dall’essere un disco malinconico, dal momento che rappresenta piuttosto un’inquietante e claustrofobica esplorazione della follia e della disperazione esistenziale, attraverso un sound che il gruppo stesso ha etichettato, in modo molto efficace, come «schizophrenic black metal». Basta concedere una manciata di minuti all’album per capire come sia tutto fuorché noioso e prevedibile, fatta eccezione per le melodie che, all’interno di alcuni brani, tendono a riproporsi e a ripetersi fino a diventare quasi ossessive. Questa caratteristica si nota già dalla prima traccia, “God Knows Why”, che apre le danze a un saliscendi continuo di intensità e pathos che provvede subito a disintegrare i neuroni e la serenità dell’ascoltatore; vale la pena accennare al fatto che questo pezzo è anche la colonna sonora di un meraviglioso e disturbante videoclip decisamente ispirato al teatro butoh giapponese, opera del collettivo artistico polacco BFV/Inside Flesh, che ha firmato anche tutto il concept visuale del disco (nonché dell’EP precedente, dal titolo Herzogian Darkness).

Proseguendo nell’ascolto, diventa sempre più evidente come ב: The Black Bile riveli diversi elementi affascinanti che sulla carta potrebbero apparire leggermente slegati dall’essenza black dell’album, ma che si trovano intersecati in modo molto suggestivo all’interno dei vari pezzi. “All Too Human” si apre con un intro che strizza l’occhio al blackened death e poi evolve in un pezzo che diventa puramente black e dissonante, lasciando spazio ad un lungo inserto finale che sconfina nel terreno della dark ambient, con una spruzzatina di drone. Ci sono anche dei ritmi e delle suggestioni jazz (“Numinous Catastrophy” e “Skin”) e non mancano dei punti in cui i blast beat e il riffing black vengono sostituiti da sonorità granitiche decisamente più vicine allo sludge, come nel caso di “Were Saviours Believers?” e, in parte, di “Holy Opium”.

In conclusione, posso affermare senza esitazione che, con ב: The Black Bile, i Medico Peste hanno partorito un’opera morbosa e pienamente in grado di rappresentare i meandri oscuri della follia umana. Forse è necessario più di un ascolto per apprezzarla nella sua totalità, però a mio avviso il modo migliore per approcciarvisi è farla partire senza porsi troppe domande, lasciandosi trascinare nel tunnel oscuro assicurato dai 50 minuti di questo disco, che scorrono uno dopo l’altro con la fluidità incessante e corrosiva della bile (nera).

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