MELENCOLIA ESTATICA – Hel

 
Gruppo: Melencolia Estatica
Titolo: Hel
Anno: 2012
Provenienza: Italia
Etichetta: Temple Of Torturous
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TRACKLIST

  1. Hel I
  2. Hel II
  3. Hel III
  4. Hel IV
  5. Hel V
  6. Hel VI
DURATA: 41:07
 

È l'etichetta svedese Temple Of Torturous a offrirci il ritorno sulle scene dopo quattro anni di assenza di Melencolia Estatica, pregevole progetto di Climaxia, nota anche per essere la chitarrista degli Absentia Lunae. Si tratta di un'opera ambiziosa, ricercata e che supera la formula del passato, abbracciando una moltitudine di elementi musicali, che rompe le barriere del puro e semplice black metal tradizionale. L'ispirazione, stando alle note che accompagnano il promo, nasce invece dal capolavoro del cinema espressionista di Fritz Lang "Metropolis", realizzato nel 1927.

"Hel" è un viaggio fra le rovine e il grigiore, all'interno della futilità dell'esistenza, dove i toni si fanno rare volte sofferenti, piuttosto decadenti e malinconici, chiamando in causa gli stessi Absentia Lunae e in misura minore la capacità di sprigionare sentori apocalittici e realtà spettrali dei Void Of Silence. I brani presentano numerosissime parti di (quasi) vuoto musicale, stacchi che appaiono come cambi di scena all'interno della stessa traccia, mentre il growl di Afthenktos passa dall'essere una pura narrazione dell'ineluttabile destino che ci attende sino all'esternazione del desiderio di rivoluzione degli operai protagonisti della storia, dove la rabbia si sprigiona a vampate.

Quando Melencolia Estatica rallenta i tempi e inserisce le voci pulite ed eteree (sia femminili che maschili) si ha l'impressione di ritrovarsi all'interno di un sogno, come sospesi in attesa di qualcosa che giunga a rompere questo cristallo di illusioni. Senza voler classificare in maniera tassonomica le singole componenti del suono, ma semplicemente aiutare il lettore nella comprensione, questi frangenti sanno talvolta di post-rock, altre del doom apocalittico dei già citati Void Of Silence. Il black metal invece tocca lidi depressive in "Hel II" ad esempio, dove si fa sfoggio di melodie sofferenti come quelle dei Pestilential Shadows oppure ancora l'incipit di "Hel IV" potrebbe rimandare ai primi Forgotten Tomb. Una nota di merito la spendo anche per il lavoro del batterista Thorns, le cui solizioni sghembe utilizzate in alcuni frangenti contribuiscono a rendere l'atmosfera alienante.

Pregevole risulta anche la realizzazione del digisleeve a due tasche, le quali custodiscono rispettivamente il cd e il libretto di dodici pagine (l'uso del cartoncino rende il tutto più solido e palpabile) che ci conduce dentro l'atmosfera del concept con l'utilizzo di immagini, frasi chiave e dei testi a opera di Afthenktos. Il termine «opera» trattando di album musicali è sovente esagerato o retorico, non è questo però il caso data la cura e la ricercatezza nelle quali si sono profusi i Melencolia Estatica.

Tutti i nomi chiamati in causa non sono una velata accusa di citazionismo o derivazione, al contrario devono servire a farvi comprendere come "Hel" si riveli un lavoro molto ricco e mai banale, che non teme di attingere da filoni differenti per centrare il proprio obiettivo, disponendo così di una forte carica personale e autonoma. Non sono in grado di affermare con certezza se potrà ottenere riscontri lusinghieri nell'immediato o in futuro, so però che merita le vostre attenzioni e ripetuti ascolti prima di un giudizio definitivo. Nulla infatti è di semplice lettura, piuttosto il valore intrinseco di questa opera emerge pian piano, nel corso del tempo; chi conosce "Metropolis", ahimè non il sottoscritto, sarà facilitato in questa operazione. Al di là dei gusti personali perciò Melencolia Estatica dimostra nuovamente il proprio valore all'interno del panorama black metal italico, con una prova realmente coraggiosa ed elitaria.

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