MELKOR – Irrlicht

MELKOR – Irrlicht

 
Gruppo: Melkor
Titolo: Irrlicht
Anno: 2014
Provenienza: Germania
Etichetta: Autoprodotto
Contatti:

Facebook  Soundcloud  Bandcamp  Myspace

 
TRACKLIST

  1. Spiegelwand
  2. Die Welle Erneuert Sich
  3. Irrlicht
  4. Pangaea
  5. In Den Welken Wäldern
  6. Des Berges Schweigen
  7. Opferlamm
  8. The Great Defender
DURATA: 61:08
 

Era da un po' di tempo che non mi dedicavo a un album di black metal atmosferico in sede di recensione, così questo "Irrlicht" — opera della one-man band tedesca Melkor — cade proprio a fagiolo. Non sono un particolare cultore di questo filone, tuttavia ne apprezzo la capacità di rapire con facilità la mente durante l'ascolto. Patrick Baumann è il deus ex machina di un progetto fondato nel 2004 che ha già all'attivo un demo e un album.

"Irrlicht" è una lunga escursione naturalistica attraverso scenari spesso brulli e ampi, nei quali dominano elementi come le montagne, i ghiacci, i boschi, le acque e le rocce, tutti rappresentati nell'efficace libretto. Il panorama è in grado di dilatarsi mano a mano che le note si avvicendano e di farsi ammirare per la propria maestosità, come accade nei momenti più epici e grandiosi ("Spiegelwand"), in alcune occasioni enfatizzati anche dagli inserimenti orchestrali ("Die Welle Erneuert Sich"), e per la propria pura bellezza. Da un lato se ne avverte tutta la meraviglia, espressa dalle incantevoli melodie chitarristiche; dall'altro il timore per una possibile irreparabile perdita a causa della fragilità intrinseca del mondo naturale, trasmessa dalla malinconia dal gusto post rock di "Opferlamm" e dai vari momenti acustici.

Alla tragicità legata a questa condizione di precarietà fa da contraltare la forza interiore atavica di Madre Natura rappresentata dallo screaming leggermente gutturale e sgolato di Patrick e dai riff più sferzanti, come fosse un monito per non sottovalutare le conseguenze delle sciagurate azioni deturpanti del genere umano che si ritiene padrone e non ospite del Pianeta.

Questa gamma di sensazioni si colloca in un flusso costante di musica, un continuum dall'equilibrio invidiabile, garantito dall'impostazione quasi esclusiva di tempi medi più o meno cadenzati (per quanto discretamente elaborati), dove i mutamenti non sono mai bruschi o netti. L'intensità emotiva può salire o scemare, ma l'omeostasi generale del sistema Gaia è sempre garantita. Proprio questa assenza di contrasti forti e di climax di tensione pieni, unita alla durata complessiva di sessantuno minuti per soli otto pezzi, rende "Irrlicht" un album per nulla immediato: se l'ascolto di un singolo brano dagli estremi della scaletta può catturarvi al primo passaggio, lo stesso non può dirsi per la parte centrale (dal terzo "Irrlicht" al sesto "Des Berges Schweigen") che necessita di tempo per essere metabolizzata e appare comunque pesante nei suoi lievi mutamenti e per la carenza di parti memorizzabili.

Le ultime informazioni da conoscere circa l'opera di questo ragazzo di Francoforte — fra l'altro autoprodotta — riguardano l'utilizzo della lingua tedesca per la quasi totalità dei testi (ne è esclusa solo la conclusiva "The Great Defender") e una produzione piuttosto scura, con qualche asperità, che si disinteressa di rifinire ogni singolo dettaglio e pompa troppo la voce.

Alla luce di quanto detto, "Irrlicht" è un disco che segue con coerenza una propria direzione, nella quale il black metal atmosferico si tinge di sprazzi folk e post-black/rock, e i cui pregi e difetti sono piuttosto evidenti. Non un album per ogni momento e tutti i tipi di ascoltatori.

Facebook Comments