MESMERIZE – Paintropy

MESMERIZE – Paintropy

Informazioni
Gruppo: Mesmerize
Titolo: Paintropy
Anno: 2013
Provenienza: Italia
Etichetta: Punishment 18
Contatti: facebook.com/mesmerizemetal
Autore: Mourning

Tracklist
1. It Happened Tomorrow
2. 2.0.3.6.
3. A Desperate Way Out
4. Monkey In Sunday Best
5. Midnight Oil / Within Without
6. One Door Away
7. Paintropy
8. Shadows At The Edge Of Perception
9. Mrs. Judas
10. You Know I Know
11. Masterplan
12. Promises [cover The Cranberries]

DURATA: 53:04

I lombardi Mesmerize sono una formazione che ha raggiunto nel corso degli anni la propria stabilità e ha trovato la via adeguata per far sì che l’eleganza e la genuina frenesia dell’heavy classico potessero convivere con la ruvidità e le attrattive istintive delle sezioni thrash. Ce l’hanno dimostrato in passato e continuano a farlo a distanza di quindici anni dal debutto “Tales Of Wonder” con “Paintropy”, disco che è senza dubbio la loro produzione maggiormente evoluta e completa.

L’album in questione mette in evidenza il grandissimo lavoro svolto dalla sezione ritmica, composta da Andrea Tito al basso e Andrea Garavaglia alla batteria, sin dall’attacco di “It Happened Tomorrow” ed è proprio il caso di chiamarlo così; il duo da inoltre riprova del suo valore in episodi arcigni quali “Monkey In Sunday Best” e “Paintropy”, con cui la band pressa l’ascoltatore, mettendolo all’angolo, come accade anche nella più strana “A Desperate Way Out”, dotata di uno stile contaminato un po’ dai Nevermore e un po’ dagli Iron Maiden. I Mesmerize hanno reso la versatilità parte della loro esperienza musicale: l’ottimo e vario operato del chitarrista Piero Paravidino in “2.0.3.6.” e l’abilità nel calcare la mano con cattiveria sul versante thrash in maniera costante, così come nel concedersi a situazioni dalla solidità degna del power più roccioso (si veda la fiera “One Door Away”), potrebbe far pensare a un misto fra i già nominati e molto “ingombranti” musicisti di Seattle e i Jag Panzer di Harry “The Tyrant” Conklin.

Che si tratti di andare veloci e far male in “Shadows At The Edge Of Perception”, inscurire i toni in “You Know I Know” o permettere al lato più orecchiabile di prendere il sopravvento nella piacevolissima “Mr. Judas” e nella azzeccatissima rivisitazione in chiave personale di “Promises” (canzone dei Cranberries di “Bury The Hatchet”), il risultato finale è sempre di ottima fattura, grazie a una prestazione strumentale priva di sbavature, all’ennesima valida prova di Folco Orlandini (che molti ricorderanno anche dietro al microfono dei Time Machine di “Act II – Galileo”) e a una produzione che, pur garantendo loro pulizia e aggressività moderne, non ne annienta la comunicatività, appiettando i suoni nello stile “adorato” dalla Nuclear Blast; quella sì che è una vera e propria piaga.

Mi auguro vivamente che “Paintropy” sdogani definitivamente il nome Mesmerize, l’ora era già arrivata con “Stainless”, questo album dovrebbe quindi continuare ad allargare e rendere più accessibile lo spiraglio aperto a quel tempo. In Italia abbiamo band che non hanno nulla da temere in confronto a quelle straniere, però dobbiamo dar loro il sostegno che meritano: perché non inserire anche i Mesmerize nella vostra lista ideale? Ascoltate, ponderate e per ciò che mi riguarda:comprate questo disco.

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