METALWITCH – Risen From The Grave

Informazioni
Gruppo: Metal Witch
Anno: 2008
Etichetta: Self Released
Autore: Mourning

Tracklist
1. Believe In The Power Of Rock
2. The Count Has Risen From The Grave
3. Queen Of Blood
4. Hammer On Anvil
5. Ghost
6. Faster Than A D-Train
7. The Roar Of The Crowd
8. Ugly Game Called War
9. Valley Of The Kings
10. Metal Witch

DURATA: 41:03

METALWITCH - Risen From The Grave

I Metal Witch sono una delle tante realtà ottantiane che in quel periodo per un motivo o un altro non riuscirono a produrre nulla magari dedicandosi alla sola attività live.
Nel biennio 1997/98 la band si riunisce trovando stabilità e pubblicando l’anno scorso il secondo album di classico e puro heavy metal.
Il platter in questione vanta dieci brani che godono sia delle influenze classiche Maiden/Priest che di quelle legate più al loro paese natale come gli Avenger (pre-Rage) solo per citarne alcune perchè sarà chiaro durante l’ascolto del lavoro che il background della band è ampio.
Il disco ha inizio con un’esortazione bella chiara “Believe In The Power Of Rock” speedy sound tagliente seguita da “The Count Has Risen From The Grave” che sembra uscita da un disco dei Maiden per costruzione, scelte melodiche e linee vocali di un Kay praticamente perfetto.
“Queen Of Blood” mostra la vena più heavy/rock eighties per alcuni versi accomunabile ad una realtà loro conterranea i Sinner di Matt Sinner, goliardia che viene subito rimessa sotto dal riaumentare di giri imposto da “Hammer Of Anvil” per poi trovarsi dinanzi alla strumentale “Ghost”, chissà se col cantato non avrebbe reso ancora di più la base è fantastica sembra cercare lo sbocco vocale.
“Faster Than A D-Train” riffing priestiano e un Kay che brano dopo brano mi ricorda sempre di più il mai troppo apprezzato Joe Comeau (Liege Lord, Annihilator) per il suo modo aggressivo di scandire le parole e quel tocco roco che ha il suo bell’effetto.
“The Roar Of The Crowd” e “Ugly Game Called War” (d’ispirazione Saxon) non fanno altro che confermare quanto già ascoltato in precedenza e con “Valley Of The Kings” (che inizialmente mi ricorda i Metallica di “For Whom the Bell Tolls”) si ha uno dei picchi più alti per piglio e voglia, è accattivante, trascinante non si può non andarle dietro.
Chiude “Metal Witch” dallo spirito scanzonato e birraiolo, i ragazzi c’han dato dentro a più non posso mostrandosi in una forma più che buona, il riffing è ispirato e la fase solistica godereccia e alquanto ben congeniata, così come la batteria supporta in maniera adatta le basi forse priva di un pizzico di dinamismo che avrebbe giovato.
Kay è uno dei punti di forza della formazione, la sua prestazione espressiva e convincente da quel quid in più ad un disco che è già di suo di buon valore, una prova che farà felici i sostenitori più accaniti dell’heavy.

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